Nel bene e nel male

  Il 2010 se ne va, chiudendo un anno e un decennio. E sembra che questi dodici mesi difficili, tormentati e a volte tragici, abbiano svelato le menzogne riversate contro un’intera generazione. La crisi ci ha spiegato che una manciata di persone si arricchisce, ruba e poi scappa con il malloppo. E che poi a pagare i debiti devono essere proprio i derubati. I cittadini aquilani hanno fatto capire a un paese sotto anestesia che una cricca di volgari azzeccagarbugli specula sui disastri dell’ambiente e del territorio, mortificando una parola, “emergenza”, a cui dovrebbe seguirne solo un’altra: “solidarietà”. Gli immigrati di Rosarno hanno dimostrato che non puoi umiliare e sfruttare un uomo senza che questo non si ribelli. Nemmeno i boss possono farlo e Kevin Akua ad Afragola ha dimostrato a un guappo di cartone che anche lui è fatto di carne e sangue da versare. Gli studenti hanno solo avvertito padri, zii, nonni, dinosauri e istituzioni che se il futuro non è previsto c’è sempre un presente da assaltare. I cittadini napoletani hanno capito che la munnezza è solo un affare mafioso gestito da nani e ballerini e hanno illuminato anche il resto del Paese con i fuochi d’artificio di Terzigno. Poi ci sono gli operai licenziati e cassaintegrati, l’odio di Marchionne nei loro confronti, i giovani precari sui tetti e quelli che hanno preferito andar via da questo mondo come Norman e Roberto. Poi ci sono quelli che comunque lavorano, ma con lo spiacevole inconveniente di morire. E c’è un altro settore che ha gli stessi numeri della Fiat ma assiste anziani, minori, disabili, tossicodipendenti e sofferenti psichici. Sono migliaia di operatori e cooperative a cui stanno spiegando che le politiche sociali sono un lusso e che invece bisogna tornare alla carità. Poi c’è Assange che ha rivelato come la diplomazia vuol dire solo uno scambio di affari poco diplomatici. Poi c’è chi difende Assange e difende la libertà di stampa nel nostro Paese contro i bavagli, dimenticando stranamente che il 50% dei giornalisti è precario. E meno male che nel 2010 i giornalisti precari si sono organizzati come  il Cooordinamento giornalisti precari campani.

Nonostante tutto questo anno lo voglio salvare per tanti motivi.  Perchè a gennaio è nato mio nipote Sebastiano e pure il Coordinamento; perchè ad aprile ho ricevuto la telefonata della casa editrice Centoautori ; perchè ho organizzato il 28 Ottobre di Legacoopsociali; perchè Cavani ci dice che la partita non è ancora finita; perchè il 14 dicembre gli studenti hanno spiegato che la partita può continuare; perchè qualche articolo non c’è male lo avrò anche scritto; perchè AfroNapoli United ha vinto due coppe; e soprattutto perchè c’è ancora tanta tanta gente che resiste. Ed è a loro, nel bene e nel male, che dedicherò “sCripta”, il mio primo libro che uscirà nei primi mesi del 2011.

Buon anno a tutti 

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