Tarantella, canzoni, sole e mandolino

Forse tanti ricordano quel motivetto che cantava La Smorfia: “Tarantella, canzoni, sole e mandolino: a Napoli si muore a tarallucci e vino”. Risale alla fine degli anni Settanta, quando Massimo Troisi, Lello Arena e Enzo De Caro proponevano un teatro civile napoletano contro gli stereotipi e il luogo comune. Il terzetto non poteva immaginare che quella canzoncina sarebbe stata attualissima 30 anni dopo. Quanti morti abbiamo già contato dall’inizio dell’anno? Si tratta una conta terrificante avvenuta in luoghi, momenti e per cause diverse nel giro di 7 giorni. Tre persone hanno perso la vita in un solo mattino lo scorso 11 gennaio. In quel giorno, tra gli altri, muore un camionista e il giorno dopo perde la vita un altro lavoratore. Poi ancora due giorni dopo cadono altri due uomini in un agguato di camorra a San Giorgio a Cremano, proprio la città di Massimo e della Smorfia. Lì un maledetto proiettile vagante ha portato via Vincenzo Liguori, 58 anni, meccanico, papà della collega de Il Mattino Mary. Poi c’è Anthony, 17 anni, che è finito in un letto d’ospedale dopo 8 giorni di agonia per un colpo alla testa sparato da un agente fuori servizio mentre rapinava un tabbaccaio. Morti sul lavoro, morti per una rapina, morti schiacciati dalle ruote di un bus, morti in un agguato e morti perchè nel posto sbagliato. La più piccola aveva 15 anni e il più anziano poco più di 60.  I nomi scorrono nelle pagine che, per chi come me fa il giornalista, devono diventare fredda cronaca da somministrare a un popolo stanco a versare lacrime e sempre più disarmato. Eppure dovremmo provare a non essere mai stanchi, almeno nell’indignazione. Provare a capire quali sono le possibilità di salvezza per questa maledetta città. Per qualcuno c’è una possibilità domenica prossima con le primarie del centrosinistra a chi farà il candidato a sindaco: a me questo giochino politico non ha mai appassionato e continua a non farlo. Occorrono altre risposte, altre responsabilità e un impegno molto più grande che coinvolga ognuno di noi affinché non si continui a morire a tarallucci e vino. Se non avviene questo, mi viene in mente solo Eduardo: “Fujtevenne”!…

…Ma per il momento resto qui, proporrò il mio “sCripta” a chi vorrà leggerlo: sarà solo un umilissimo contributo, raccontando le storie piccole e grandi della nostra Partenope.

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