Questi fantasmi

La settimana scorsa l’assessore regionale ai trasporti, Sergio Vetrella, ha rimesso la sua delega nelle mani del governatore Caldoro: “Non ci sono soldi per bus, treni e tram”. Eppure proprio in quei giorni, come una visione, si sono rivisti in giro i tram Sirio. Qualcuno ha sgranato gli occhi, chi come me è salito su e si è seduto, non riusciva a crederci. Bianchi e barcollanti, sembrano tanti fantasmini che appaiono e scompaiono nella città di Monnezza. I cittadini campani che si spostano con la mobilità pubblica vivono eternamente al confine tra sogno e realtà. Provate ad aspettare un filobus nelle ore di punta alla Ferrovia oppure la 170 in via Nuova Poggioreale.  Conoscono bene la sospensione onirica i lavoratori immigrati che da via Ponte della Maddalena devono tornare ogni sera nella provincia di Caserta. Poi ci sono quelli che vogliono dirigersi verso la periferia nord o quella occidentale, cullati dal sogno di un’apparizione di un mezzo a quattro ruote che li riporti a casa. A un certo punto, però, il sogno si avvera. Tram e bus arrivano e quando sali su comincia la realtà. Macchinette obliteratrici rotte, sediolini sfasciati, l’acqua piovana che cade dalle guarnizioni delle porte, palpeggio e borseggio rappresentano lo scenario quotidiano al costo di 1,10 euro a corsa. Sfortunatamente capita pure che degli omini con una divisa azzurra salgano per chiedere quella strana usanza nordica del biglietto. A quel punto parte la bagarre. Chi s’inventa di essere invalido o chi giura di non sapere nulla di quegli affarini di cartone. E ci sono anche gli immigrati contro cui i controlli sono sempre più precisi degli altri.  E allora, quasi quasi, tutti preferiscono scendere e tornare a sognare fantasmi e folletti sotto le fermate (sempre che abbiano la pensilina). Certo potrei raccontare le gesta della linea 2 delle metro allagata dopo 5 minuti di pioggia o la magnificenza dei treni regionali che collegano il Cilento con il resto del mondo. E ancora ogni mattina si assiste alle 7 sempre alla stessa scena: i filobus che collegano il centro con la provincia vesuviana procedono in senso contrario. Ne trovate 5 in fila completamente vuoti verso ercolano e uno solo stracolmo di pendolari provenienti da Portici.

Ora preferisco fermarmi qui, perchè alla cara e amata Azienda Napoletana Mobilità ho dedicato un capitolo di “sCripta – Diario clandestino di un cronista precario“, il mio primo romanzo in uscita il prossimo mese. Adesso torno a sognare immaginando che un giorno il tram Sirio possa anche decollare come un cavallo bianco nel cielo di Napoli. Non sarebbe una buona idea assessore Vetrella?

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