Il bar dell’università (che non c’è)

Il bar dell’università era una vecchia canzone melodica napoletana. Me la cantava mia madre quando tornavo dai corsi per prendermi in giro e mi è tornata in mente ieri. Giravo, infatti, per il corso San Giovanni a Teduccio e ho notato che un bar aperto da alcuni mesi si chiama proprio come la vecchia canzone: “bar dell’università”. Strano, mi dico: ma qui non c’è nessuna facoltà. Certo, c’è un progetto che da 12 anni risuona in ogni campagna elettorale: le sedi distaccate di ingegneria e giurisprudenza nell’ex area Cirio. I lavori sono in corso, ma non si conoscono i termini e la sua effettiva realizzazione. Eppure l’ingegnosità partenopea ha anticipato abbondantemente i tempi della politica. Ma non è mancata solo la realizzazione dell’università. A San Giovanni e nella periferia orientale si sono consumate promesse mai mantenute o vere e proprie balle che hanno garantito le fortune elettorali di centrosinistra (maggiormente) e centrodestra (in parte). Ecco un breve elenco: l’ex Supercinema doveva riaprire già nel 1994, prima giunta Bassolino, annunciato dall’allora Pds; l’ex area Corradini dove dovevano nascere spazi di socialità e un anfiteatro; la balneabilità della linea di costa (…); l’acquario a Vigliena; il porticciolo turistico; la bonifica del polo petrolchimico; l’apertura delle ville di Barra e Ponticelli; l’auditorium da 400 posti nel polo scolastico di via Taverna del Ferro. Però, non si può essere nemmeno tanto severi perchè alcune cose sono state fatte. La politica e l’amministrazione regionale e comunale non sono venute meno del tutto e ha garantito ai 120 mila cittadini della zona est: la centrale a Turbogas di Vigliena con la cancellazione dell’accesso alla relativa spiaggia e la paura per le polveri sottili e la nanoparticelle; il mantenimento per altri 30 anni dei serbatoi della Kuwait; l’inceneritore di via De Roberto a Ponticelli; il terminal contanainer attraverso la pittaforma che ospiterà 800mila teu di carri merci (circa 300 tir al giorno) di fronte alla centrale a turbogas; il silenzio sull’oleodotto che parte dalla darsena di levante e arriva fino a Poggioreale con l’incubo del fireball (lo scoppio a catena di tutte le condotte); in ultima istanza c’è anche il depuratore che non ha mai depurato, come ci ha raccontato in questi giorni il Corriere del Mezzogiorno.

Ai cittadini che come me sono nati, cresciuti e hanno lottato in questi quartieri, hanno tolto il mare, l’aria pulita e la salute. A questa parte di popolo sono state date solo dosi di veleno in cambio dei voti ottenuti con l’inganno. Anche per questo ho dedicato qualche capitolo del mio romanzo “sCripta – Diario clandestino di un cronista precario”, in uscita a marzo, a questo fazzoletto di terra napoletana che resterà sempre casa mia.

One comment

  • I do love the way you have framed this specific difficulty and it does present us some fodder for thought. However, coming from just what I have experienced, I only wish when the actual remarks stack on that folks remain on point and don’t start on a soap box regarding some other news of the day. All the same, thank you for this excellent piece and whilst I do not really go along with the idea in totality, I respect your perspective.

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