Déjà-vù

Sarà capitato qualche volta di sentirvi come Denzel Washington nel film “Déjà-vu”?  Il protagonista di Malcom X entrava in un macchinario che gli permetteva di tornare indietro per rivivere la stessa situazione ed evitare un attentato. A me capita spesso in questo periodo. Un po’ di giorni fa mi sono ritrovato davanti alla discarica di Chiaiano, esattamente come tre anni fa. Gli attivisti dei comitati hanno occupato per la prima volta l’area militare contro l’ipotesi di un ampliamento del sito tra gli sguardi sbigottiti dei soldati. Eppure in quel momento ho avvertito l’effetto del “già visto”. Nella Napoli del perenne ritorno, tra emergenze e munnezza, provavo a capire come è possibile ritrovarsi sempre al punto iniziale:  quello di una comunità in lotta per difendere il suo territorio o quello di una città intera che non vuole più soffocare nella spazzatura.

Qualche giorno dopo, poi, arriva un altro déjà-vu: i rifiuti saranno stoccati in un capannone di via Brin. Mi è toccato scrivere in antemprima la notizia sul Corrieredelmezzogiorno.it. Chiaiano e Gianturco sono anche alcuni capitoli del mio “sCripta -Diario clandestino di un cronista precario”. E oggi quelle stesse periferie rappresentanto i capitoli di una lotta perenne tra discarica/incenerimento e differenziata/piano alternativo, tra malaffare e diritto alla salute.

E poi ci sono i precari  Bros, il déjà-vu per eccellenza. Da 15 anni sono in strada per chiedere il lavoro. Odiati, picchiati, strumentalizzati e mostrati come capro espiatorio dell’assenza totale di politiche per il lavoro nella nostra regione. E anche in questo caso mi sono ritrovato a scrivere degli scontri e delle occupazioni  esattamente come anni fa.

Infine, rivivo il mio personale déjà-vu. Passano gli anni e ti ritrovi solo tanti complimenti, vedendo sfumare il tuo lavoro come l’effetto dissolvenza della fotocamera digitale. Magari arriva puntuale il “mi dispiace, non ci sono risorse, vedremo il prossimo anno”. Momenti che rivivi quasi con una sorta di resa. Ma in fondo conosci pure il motivo. Colpa di un ragazzo che fece una scelta tanto tempo fa, come è scritto su un muro del suo quartiere: “Noi ribelli,  equilibristi barcollanti sul filo della vita, pronti a cadere pur di non strisciare mai”.

2 commenti

    • Caro Marco, scusami se ti rispondo solo adesso ma ad agosto non ho avuto tempo di aggiornare il blog. Grazie per la segnalazione. Avevo già letto questo articolo e ti dico, inoltre, che insulti vari sono stati pubblicati sulla pagina facebook di ” Napoli è tua Attivisti”. Non mi scompone la cosa ma rifletto sul fatto che c’è una inquietante sottrazione alla critica dell’elettorato di de Magistris: c’è il rischio del ripetersi di dinamiche populistiche che parono proprio dai sostenitori. Un meccanismo già visto con il Bassolino sindaco e governatore. Alla fine, però, ciò che conta sono i fatti. La città ha avuto un grande moto di partecipazione per impedire la presa di Napoli di Cosentino&Co.: spero non sarà mortificato il grande impegno di associazioni, movimenti, comitati e singole persone per cambiare realmente le cose dopo 17 anni di bassolinismo. Un saluto

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