Se non sono gigli, son pur sempre figli…

In questi giorni ha scandalizzato, irritato e turbato il video  del boss Angelo Cuccaro nella Rolls Royce durante la festa dei Gigli a Barra. I bravissimi colleghi e amici, Claudio Pappaianni e Andrea Postiglione, sono riusciti a documentare finalmente ciò che avviene ogni anno in quel quartiere. Chi è nato e cresciuto nella periferia est conosce benissimo gli “omaggi ai padrini” e le paranze divenute nel tempo una diramazione dei clan. La festa contadina ultrasecolare, vero e proprio momento di identificazione collettiva, si è trasformata nel corso degli anni in un’esibizione muscolare di chi controlla il territorio. Lo sa bene il sindaco Luigi de Magistris, ex pm. Svestita la toga e indossato l’abito di primo cittadino, Re Giggino ha reagito da politico consumato: «Come promesso in campagna elettorale: far entrare il fresco profumo di libertà e far uscire il puzzo del compromesso morale». E come si potrà realizzare? Come si possono coniugare legalità e giustizia sociale? Quelle immagini non sono altro che l’apice di un consenso quotidiano. A Barra, San Giovanni e in tutte le periferie della città si salda l’assenza di lavoro e reddito con le “opportunità” offerte dalle organizzazioni criminali. Quanti ragazzi, provenienti da quei rioni, fanno parte dei 109mila napoletani emigrati del rapporto Svimez? Tanti, tantissimi. I figli del proletariato urbano, una volta laureati o diplomati, non hanno mai trovato lavoro e dignità da queste parti. Restano qui, invece, i “muschilli” descritti da Giancarlo Siani nel suo ultimo articolo e i loro genitori. Sono i minori che in un elegante termine inglese sono definiti Neet: non studiano, non si formano, non cercano lavoro (tanto non c’è). E vedono in quel boss l’unico capace di fornirgli una risposta, un modello concreto. Come i Gigli, impetuosi nella loro altezza e nella metafora fallica, i padrini riescono ad affascinare e corrompere. E se ai “muschilli” non viene nemmeno immaginata un’alternativa, se gli ultimi progetti di welfare rivolti ai giovani crollano uno a uno nelle casse vuote del bilancio comunale, allora si dovrebbero definire le priorità oltre gli slogan e le parole. Che il giglio diventi, invece, caro sindaco, il simbolo di una nuova battaglia di questa Amministrazione. Quella che metta al centro il primo vero dramma di questa metropoli: il lavoro che non c’è.

E di lavoro, non lavoro, precarietà, crisi e rivolte si discuterà nella tre giorni di Precaria-Festival del precariato metropolitano che inizia oggi 29 settembre 2011 al Maschio Angioino a partire dalle 16:00. Casomai passate, ci vediamo lì.

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