Anna e Marco

Anna non poteva immaginare che quel vecchio cantiere navale potesse essere così emozionante. I suoi occhi rivolti verso il mare illuminavano i colori del tramonto. Marco indugiava sul molo a un passo dall’acqua calma, curvo sulla ringhiera. Lei era sempre più bella nel suo profilo perfetto, lui sempre goffo nel suo orgoglio. Non capivano come erano arrivati in quel posto, come era potuto succedere. Intorno c’era un silenzio che mordeva le orecchie. Ad apparire erano solo due pescatori ubriachi e felici. Si erano scoperti deboli e senza alcuna certezza, proprio davanti a quel mare. Guardarsi negli occhi, adesso, era come la lama che trafigge la carne. Dimenticare, progettare, ricordare o amare non erano verbi ma proiettili nella mente. Tra il fumo di una sigaretta e le risate di uno studente, il futuro non era solo un lavoro in bilico o un contratto che non arriva mai. Non era più solo la Crisi, il default, la Banca centrale, l’affitto, le bollette o il prossimo viaggio. Ora il futuro era potersi guardare ancora negli occhi e stringere le mani.

Su quel molo, adesso, sono rimasti i due pescatori ubriachi e felici. E proprio loro, con un bicchiere tra le mani, giurano di averli visti andar via insieme. Mano nella mano.

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