A spasso con Harry/2 – La città

«Saranno pure reminiscenze borghesi, ma che me ne fotte». Harry spiega così il suo indugiare davanti al negozio di scarpe. Vede prezzi e modelli, ma al momento non puo’ comprare. E non tanto per la crisi-recessione-depressione perché Harry la conosce da anni. Adora quel modello con la suola grande, quelle comode per camminare su e giù per la città. Racconta dei giardini nascosti e incastonati tra i palazzi: «In quel palazzo nobiliare, proprio alle spalle, si apre un cortile dove c’è una piscina. Ma i giardini più belli sono tra la salita di Salvator Rosa e Materdei, la famosa ‘nfrascata della canzone classica napoletana». Harry osserva edifici e scruta persone, quelle di un normale pomeriggio fatto di scuola, di lavoro e soprattutto di non lavoro. A colpirlo sono, però, un manipolo di ragazzini nella stazione della metro, i soliti che dalla periferia vengono a far baldoria in centro. «Hanno già la testa fasciata e non lo sanno: a 20 anni il loro destino è già segnato». Il gramsciano pessimismo della ragione lo conduce verso un fiume in piena di parole: sociologia, politica, analisi storica si impossessano di Harry e non lo fermano più. Le sue deduzioni provengono sì dai libri, ma ancor di più da una palestra chiamata R5, 180 e A20: le due linee che conducono verso l’inferno della periferia e della provincia nord.  «Mi fa male vedere questo sottoproletariato ormai arreso a un’unica soluzione: “vabbuò brigadiè, ‘a fatt nu  scippitiell” oppure genitori che si vantano quando il figlio diventa responsabile di una piazza di spaccio. Prima c’era la vergogna di un figlio o un parente imbrigliato nella “malavita”. Oggi no, è come se fosse un lavoro normale. Durante un processo, davanti al magistrato, uno spacciatore raccontava di quando “la mattina si pigliava la marenna e andava a faticà”. Anche la sinistra non ha capito, compreso quella antagonista e anarchica, che questi non vogliono sentire ragione. È sbagliato pensare che il problema è solo alla testa. Certo anche la borghesia di questa città ha fatto danni inenarrabili, ma bisogna aprire gli occhi su questo aspetto». In fondo gli dico che qualcosa sta cambiando con la nuova Amministrazione arancione o almeno parlano di rivoluzione. «Sto aspettando che questi facciano solo una cosa, una sola e avranno tutta la mia approvazione. Ma qua ci deve essere un’alternativa capace di competere con i 500 euro a settimana come palo. Qualcosa che capovolga il paradigma: quello che va a lavorare è uno sfortunato e debole, quello che delinque è uno buono che offre lo “status sociale” a chi gli sta vicino». Il treno si ferma, le porte si aprono ed Harry placa il suo furore retorico.La tranquillità della collina e le vie dello shopping riportano a pensieri più futili. Prima di andar via mi lascia con la massima del giorno:  «’A necessità romp ‘a legge» (il bisogno non segue le leggi)

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