Giornalismi, precarietà e Coordinamenti: appunti per l’autunno

Nelle ultime settimane due edpisodi mi spingono verso una riflessione approfondita. Da una parte l’atto vergognoso che ha colpito la nostra collega Amalia De Simone, dall’altra l’incontro sul precariato svoltosi a Palermo.

La vicenda di Amalia, oltre alla mobilitazione e allo sdegno collettivo, impone un’amara constatazione. Già, proprio l’ultimo episodio in ordine di tempo ci fa capire in quale stato versi la categoria: un editore che pretende sia un ex collaboratrice precaria a pagare 50mila di risarcimento dovuto a una propria omissione. A Palermo, invece, si sono scatenati dibattiti on line (a seguito di un j’accuse del presidente Enzo Iacopino sul suo profilo facebook) circa la presenza esigua di giornalisti precari nella due giorni di fine giugno.

Come si è arrivati a questo punto? I dati ufficiali ci dicono che il 62% dei giornalisti è precario, disoccupato o irregolare (e di questi la stragrande maggioranza arriva a un compenso mensile di max 500 euro). Insomma, abusivi, atipici, sfruttati e non pagati sono la maggioranza della professione. È il finale di un film che ha visto negli ultimi due anni combattere i Coordinamenti regionali, vera e propria avanguardia capace di mettere al primo punto dell’agenda il precariato. Siamo riusciti a farlo con l’Odg attraverso la convocazione della Carta di Firenze e la sua approvazione. Peggiore, molto peggiore, è, invece, la situazione con la Fnsi. Il sindacato si mostra debolissimo e a tratti molle sulla vicenda precariato. A parte alcune anime (o componenti) più sensibili, a parte l’appassionato e sincero impegno dei colleghi della Commissione lavoro autonomo, resta il vuoto di una piattaforma che rispetti la maggioranza della categoria e che provi a farla iscrivere, almeno in parte, proprio al sindacato unitario. Esempio eloquente è la Campania. Nel corso di questi due anni il nostro Coordinamento si è ritrovato l’Assostampa regionale come controparte. Addirittura, in alcuni casi, autorevoli dirigenti locali e nazionali sono stati protagonisti di insulti o di richieste ufficiali per negare la presenza dei precari al tavolo della legge sull’editoria regionale.

Eppure, prima di guardare alle responsabilità altrui dovremmo fare seriamente i conti noi stessi. Nessuno puo’ negare la capacità strategica che hanno avuto i Coordinamenti. Non solo per la capacità di mobilitazione, ma sono stati protagonisti di riallacciare un confronto tra realtà territoriali agli antipodi tra loro. Si sono incontrati i “precariati” del Nord e del Sud, e le relative MOSTRUOSE disparità. Dal Friuli a Napoli si è saldata una Rete senza la quale oggi non saremmo nemmeno qui a ragionare di prospettive. I Coordinamenti hanno superato lo stallo di quel vizio antico di “enunciare” azioni e mnobilitazioni buone solo per dare visiblità alla propria componente. O, ancor peggio, solo perché si vuole dare sfogo alla propria rabbia quotidiana dietro una tastiera. I Coordinamenti hanno percorso (e percorrono) una strada molto semplice: partecipazione, organizzazione e azione. La Campania è stato un test clamoroso con il 99% dei suoi aderenti non iscritti al sindacato e che hanno dato vita a una incredibile mole di iniziative. I Coordinamenti, però, non sono tutti i giornalisti precari. Sono una parte, avanzata e libera, che si scontra con un nemico invisibile: l’approccio culturale arrivista e novecentesco alla professione, che rinuncia a forme di solidarietà e partecipazione. Questo, spesso, si trasforma con il meccanismo della delega o con la concezione del “tram”: solo se il Coordinamento mi serve, ci salgo su. A distanza di quasi tre anni occorre un percorso nuovo e vanno stabiliti obiettivi precisi, obiettivi da condividere con il 62% della professione.

  1. Rete Sottopressione: l’esperimento positivo dell’elezioni dell’Inpgi va sviluppato in una nuova prospettiva. Bisogna costruire una Rete stabile, la sua organizzazione e la sua carta d’intenti che permetta al singolo collega precario di avere uno strumento di partecipazione in ogni parte d’Italia. Altrimenti ci saranno altre Palermo: la partecipazione non è un palloncino che si gonfia con le parole d’ordine, ma con un percorso reale costruito da organizzazione e obiettivi precisi.
  2. Fnsi: il sindacato unitario, con tutte le Assostampa regionali, deve rispettare la maggioranza della professione. Bisogna capire cosa dovranno essere nel futuro i Comitati di redazioni. Al momento, in buona parte, i Cdr potrebbero anche sciogliersi lasciando il triste compito di notai di chiusure o ristrutturazioni al ribasso. Oppure riformarsi aprendo alla maggioranza dei pubblicisti e professionisti, appunto. E, soprattutto, occorre un sindacato che apra una seria vertenza nazionale (e su ogni territorio) con gli editori. Al centro c’è il futuro contratto giornalistico: serve ancora quello esistente? E poi gli Istituti previdenziali che al Sud, spesso, rappresentano un ulteriore balzello.
  3. Odg: l’istituzione della nostra professione, tanto vituperata e a spesso giustamente attaccata, in questi due anni si è misurata serieamente con la questione precariato. La Carta di Firenze nasce anche da questa consapevolezza. Tanti nodi restano da sciogliere. La scuole di giornalismo, prima di tutto: vanno bloccate per almeno 10 anni le iscrizioni. I Master non servono, producono solo fabbriche di futuri precari dalle quali esce “l’uno su mille che ce la fa” e si fanno pagare suon di euro per le tasche di docenti già pagati profumatamente nei rispettivi giornali. E poi c’è la proposta di riforma che pone punti importanti: la formazione, l’accesso alla professione, l’aggiornamento, le nuove teconologie, il merito.

Non essendo un tuttologo, alcuni punti non posso svilupparli con competenza. Mi pongo il problema principale: che fare? Credo sia necessaria costruire un’agenda per l’autunno. Ci sono già due appuntamenti su cui provare l’inizio di un nuovo percorso: dal 21 al 23 settembre l’associazione Youth Press organizza a Napoli il Festival dei giovani giornalisti e per Coordinamenti, Sottopressione e colleghi precari potrebbe essere un momento di incontro collettivo nazionale; a Ottobre cadrà l’anniversario della Carta di Firenze: da una riunione del Coordinamento campano è venuta fuori la proposta di un’iniziativa da fare a Napoli ed è un’idea da realizzare in tutte le maggiori città, magari nello stesso giorno. Infine, all’orizzonte ci sarà un primavera elettorale con il rinnovo delle cariche di Fnsi e Odg, a tutti i livelli: i precari devono esserci, con un percorso preciso, condiviso, sui contenuti e senza giochini. Altrimenti rischieremo solo di evaporare una grande stagione di lotta e di cambiamento.

Tutto qui. Prendetela come una riflessione, un contributo da chi ogni giorno prova a interrogarsi sul proprio lavoro e sente la responsabilità di una professione di cui in questo Paese esangue si sente un maledetto bisogno: una libera informazione, libera dallo sfruttamento.

2 commenti

  • complimenti per il lavoro fatto e per la battaglia che state portando avanti.
    Ho delle domande: le scuole di giornalismo andrebbero bloccate perché sono costose e inutili o c’è dell’altro…?
    E poi: quali proposte di modifica state discutendo per l’accesso alla professione?
    grazie

    • Scripta - Diario di un cronista

      Ciao Francesco, grazie e scusa per il ritardo con cui ti rispondo. Per me andrebbero chiuse a tempo indeterminato: sfornano futuri disoccupati e precari al costo di 15mila euro. L’accesso, per me, dovrebbe avvenire attraverso le testate con un rimborso contrattuale dignitoso e corsi che dovrebbe tenere l’Odg gratuitamente. Ma nei Coordinamenti il dibattito è aperto. A presto.

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