Napoli affoga. A ciascuno il suo.

“Ho visto le immagini di Napoli al Tg2 e ho capito perché oggi eri in difficoltà, quelle della metro erano impressionanti: pure la natura si ribella…”. Non me ne voglia il mio amico e collega romano se ho reso pubblico il messaggio inviatomi ieri sera. Ma è importante far capire come ci vedono da fuori. Sul web e sulle testate on line  si è levato un vespaio di polemiche dopo un’ora di pioggia torrenziale che non faceva distinguere la differenza tra l’asfalto e il mare lungo via Acton. Nel calderone dei forum virtuali si scrive di tutto: chi accusa il sindaco di non saper fermare le acque, chi difende il primo cittadino negando addirittura le proprie competenze sulla manutenzione del sistema fognario, chi prova a fare domande sensate e chi giustamente non vuole più scuse. Ecco, quest’ultima categoria mi appartiene. Dopo un anno e 4 mesi di Giunta “arancio-meccanica” non ci sono attenuanti: bastava sturare un solo tombino e dire alla città che c’è un piano per il sistema fognario da realizzare in un tot di tempo. Non è stato fatto, come tante altre cose del resto. Ed è logico che la prima responsabilità tocchi a de Magistris, specializzato in esposizione mediatica e protagonismo napoleonico. A questo punto  restano aperte molte domande:

1)      Senza il decreto Salva Napoli e in una situazione di pre-dissesto (cioè senza soldi) come sarà possibile gestire le tensioni sociali e i servizi di welfare?

2)      L’Amministrazione continuerà con la politica dei grandi eventi?

3)      Le periferie resteranno in mano a potenti gruppi industriali, i famigerati poteri forti dal sindaco tanto “osteggiati”, come Bagnoli e Napoli est?

4)      Sindaco e assessori sono consapevoli della grave emergenza della salute pubblica? Conoscono i dati sull’aumento dei tumori?

5)      Il primo cittadino pensa che Romeo sia un interlocutore attendibile sulla gestione degli immmobili comunali?

6)      L’attuale stato del trasporto pubblico non permette il diritto alla mobilità: ci sono strategie per evitare il collasso finale?

 

Vabbè, poi vorrei chiedere sulle politiche culturali, sul commercio e i mercatini, sulla macchina comunale e sulla gestione della polizia municipale. L’elenco delle questioni è lungo, molto lungo, e non chiama solo in causa Giggino&friends. Chiama in causa anche noi, a partire dalla parte più attiva della città. Quella delle associazioni, dei comitati, dei movimenti e degli intellettuali: in che stato versano? Come si rapportano verso l’Amministrazione e le istituzioni? Per quello che vedo non c’è nulla di nuovo sotto il sole partenopeo: c’è chi si accredita, chi dà un colpo al cerchio dell’antagonismo e uno alla botte delle relazioni con il sistema di potere, chi accusa il prossimo di essere moderato, chi stava con Rosetta Iervolino e Antonio Bassolino e oggi si riscopre rivoluzionario ipercritico perché senza un ruolo in qualche staff, chi lotta per la casa ma poi rientra nel suo attico in via Chiaia. Poi c’è un manipolo di scalmanati che continuano ad essere independenti e ad andare in direzione ostinata e contraria. Chi sono? Provate a cercarli e li saprete individuare facilmente. Infine c’è la parte più importante: c’è questo popolo, martoriato e anestesizzato, che affoga nei quartieri e nelle strade di questa città. Serve responsabilità, essere ferocemente critici (e indipendenti) con chi governa e stroncare le ipocrisie di chiunque strizzi l’occhio al potere. Napoli affoga, è finito il momento delle chiacchiere. Nessuno si senta assolto, a ciascuno il suo.

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