Grillo, Il Mattino e la busta n°3

foto per blogBusta n°1: ti svegli alle 6.45, prendi il treno. Quattro chiacchiere con i pendolari, fai mente locale sulla giornata: sito, comunicati, articoli, programmazione inchieste e reportage, interviste. Apri il pc e c’è Beppe Grillo che vomita: “vai a vedere quanto pagano i loro precari, i giornalisti: 5, 6, 10 euro ad articolo. E’ chiaro – ha aggiunto – che un ragazzo che prende dieci euro ad articolo non va a controllare le fonti dei suoi articoli: fa un articolo, lo sbaglia, fa un altro contro-articolo, poi fa una smentita, fa tre articoli e porta a casa uno stipendio. E’ questa l’informazione”.

Busta n°2: ore 12, arriva la segnalazione. Rapida discussione, veloce confronto e la decisione di intervenire sul fatto grave. Il Coordinamento denuncia: “l quotidiano Il Mattino taglia i compensi dei collaboratori esterni dal 1 marzo. Con una lettera inviata nei giorni scorsi dall’Amministrazione (sotto immagine della lettera), il nuovo direttore, Alessandro Barbano informa i colleghi che “…il perdurare di una “grave e difficile situazione economica generale e di settore” determinerà la “…riduzione dei compensi delle collaborazioni giornalistiche. Non è dato sapere a quanto ammonta il taglio e chi saranno i collaboratori sui quali si abbatterà la scure del giornale di via Chiatamone. Ciò accade, in assoluta controtendenza con quanto sta avvenendo a Roma, dove è stata convocata la prima seduta della Commissione sull’equo compenso per i giornalisti. Piuttosto che ottimizzare le proprie risorse, Il Mattino decurta i compensi, in molti casi già bassissimi, dei collaboratori esterni che, come dimostrato da un dossier del Coordinamento dei giornalisti precari alcuni mesi fa, firmano oltre il 70 per cento degli articoli che compaiono sulle sue pagine”.

Busta n°3: Avete rotto il cazzo e qui non c’è orario. Grillo, Caltagirone e tanti altri. Sabato scorso a una manifestazione elettorale, alcuni operatori sociali, durante una protesta legittima, hanno iniziato a insultarmi: “venduto, sedicente giornalista, che ti hanno promesso?”. Un cazzo mi hanno promesso. Mi sveglio all’alba ogni mattina, lavoro 12-14 ore al giorno come centinaia e migliaia di colleghi per guadagnarmi il pane. Quale comprensione vuole il direttore de Il Mattino? Quali altri insulti dobbiamo sorbirci? E ora vogliamo rappresentare noi stessi dentro questa categoria allo sbando: appuntamento a maggio, elezioni Odg. I voti dei precari vadano ai precari. I Coordinamenti ci saranno.

P.S.: scusate i francesismi, ma la misura è colma

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