La solitudine di Napoleone

Il sindaco de Magistris e una corona ormai strettissima

Il sindaco de Magistris e una corona ormai strettissima

Meno della metà di una consiliatura. Luigi de Magistris è rimasto solo senza nemmeno fare il giro di boa. Di solito un sindaco si misura a fine mandato mentre con Napoleone sono bastati due anni. La Giunta del giugno 2011 vede due unici survivor, entrambi inguaiati da inchieste giudiziarie urticanti (Sodano e Tommasielli) e senza quei due-tre assessori competenti e capaci. Eppure la solitudine a cui si fa riferimento non è quella dal ceto politico, produttivo o intellettuale (quelli si possono sempre comprare). Napoleone è rimasto solo nei confronti della base popolare della città. Il primo serio bilancio è la non conoscenza di Napoli. Saranno stati gli anni in giro come Pm o i natali sull’altura del Vomero (luogo poco propenso a conoscere bene le viscere della città). Rivoluzione, etica, trasparenza. Parole che hanno perso consistenza prima di un lustro.

In questo biennio si è perso tempo prezioso sulle vicissitudini parentali: che ruolo ha il fratello? Gratis o a pagamento? Doveva essere assunto al Forum delle culture e poi lo stesso Claudio ha rinunciato ponendo fine a una sfiancante querelle agostana. Intanto si è impantanata la partita dei rifiuti, quella che ha permesso a Napoleone di vincere le elezioni. Infatti, nonostante egli sia convinto di aver vinto da solo (65% sul 50% dei votanti al ballottaggio, ricordiamolo), è solo grazie a quei movimenti e a quei comitati che è stato battuto il consociativismo bassoliniano Pd-Pdl. Eppure bisogna riconoscere che ancora una volta a dare una mano è stata l’inconsistenza del consiglio. Troppi carneadi alle prime armi e privi di esperienza politica non hanno saputo (e voluto) contrastare ciò che è stato fatto o non è stato fatto. Ai carneadi si aggiungono i riciclati, i voltagabbana o questuanti che impiegano poco per saltare dal Pdl agli arancioni passando per Pd-Sel.

Scassatutto

I comuni versano in una situazione drammatica. Le casse sono vuote e a Napoli ancora non abbiamo subìto tutte le conseguenze della finanza creativa di epoca cardilliana. Eppure, perchè Napoleone rivoluzionario non è andato nei quartieri popolari a spiegare cosa fa l’Amminstrazione? Come mai quel popolo a cui si rivolgeva e che nelle periferie lo ha votato (non altrove, centro storico escluso) lo ha visto solo a braccetto con chi ha intascato soldi con la Coppa America (in attesa sempre dei risvolti giudiziari della faccenda)?. Sui rifiuti, poi, si è perso troppo tempo con la gestione disastrosa di Tommaso Sodano che mette in conto il fallimento della tombatura di Chiaiano e il rebus dei siti di compostaggio. Intanto le lobbies incenitoriste avanzano, chiedendo il termodistruttore in città mentre aprono il bando per quello di Giugliano. E ancora l’affare Romeo e quello della cosidetta sanatoria su cui parlerò prossimamente in maniera più approfondita. Manutenzione, mobilità, trasporti, asili, Forum delle culture e il grande bubbone welfare: un elenco lunghissimo di cose non fatte o fatte male. Meglio quelli di prima? Assolutamente no. Oggi si pagano le conseguenze di una mala gestione decennale. Chi scrive è stato accusato nell’ordine di essere Pd, militante di Sel e arancione. Nulla di questi schieramenti fa parte del mio pensiero e, soprattutto, non ho necessità di accreditamento: vivo del mio lavoro. Eppure le prime critiche da questo blog venivano scritte appena sei mesi dopo la vittoria “scassatutto” quando in pochi mettevamo in discussione l’operato di Napoleone.

Lungomare liberato e periferia occupata

In mezzo ci sono i fallimenti politici del “partito dei sindaci” e di Rivoluzione civile. A questo si aggiungono i tentativi di ammorbidimento verso il Pd con le nomine di chi viene da quell’area politica (Panini, Nino Daniele). Siamo di fronte a una sordità che piano piano diventa consapevolezza di una incompetenza. Saper fare l’amministratore o il sindaco di una grande città non è roba per tutti. Imbracciare armi e bagagli rivoluzionari da una parte e poi fare l’occhiolino a un ex presidente di Confidustria come Antonio D’Amato sono contraddizioni da clown (a proposito: Napoli est? O forse la municipalità sarà chiamata anch’essa Naplest?). Sono trascorsi mesi e mesi a rivendicare la liberazione di un lungomare. Proprio da quella zona è arrivata la contestazione più feroce contro il sindaco per abolire la Ztl. Intanto da Pianura a Scampìa il mantenimento del tessuto sociale è nelle mani di associazioni, comitati e giovani resistenti. Eppure nello staff di Napoleone (come in tanti altri staff), tra tanti non napoletani, non si trova nessun talento che vive e lotta in quei quartieri.

Waterloo è vicina

Davanti ci sono ancora 3 anni circa. È difficile immaginare quali saranno gli sviluppi di questa Amministrazione e quale exit strategy avrà Napoleone dopo la svolta da pm al salto in politica. Il primo auspicio è quello di non dover sapere cosa fa il sindaco da deliranti tweet notturni. Poi la speranza vera è che Napoli, dopo Antonio Bassolino, non sia stata ancora solo terra bruciata di chi insegue aspirazione personale e potere. Eppure quanta riverenza di Napoleone verso Don Antonio da Afragola. Alle sue picconate risponde con debolezza nonostante ci siano tutti i contenuti per zittire chi ha gestito male i settori chiave della Regione e della città. Don Antonio è caduto nonostante la sua grande competenza istituzionale e abilità politica. È caduto, però, solo dopo un ventennio di potere ormai logoro e sepolto dalla monnezza accatastata nelle strade. Napoleone, tieni bene a mente tra un “perdono” e un “conclave” della giunta: Napoli, alla fine, è la Waterloo dei Masaniello e del narcisismo politico.

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