Un #fiumeinpiena lungo 10 anni

Il 16 novembre manifestazione per dire Stop Biocidio

Il 16 novembre manifestazione per dire Stop Biocidio

“Mi sono fatta cambiare il turno, domani sarò in piazza”, mi dice Paola. “Nella piazzetta a San Giovanni non si parla che della manifestazione di domani”, dice mio padre. Piccole cose fanno capire quanto sia diventato vasto e di massa il movimento Stop Biocidio. Il pensiero corre indietro di 400 giorni, a quel 6 ottobre 2012 quando fu lanciata la Campagna Stop Biocidio con Rete Commons, Medicina democratica, Isde, Comitato zero rifiuti industriali, il collega e fratello Antonio Musella, il compagno di sempre Francesco Maranta, il professore Antonio Giordano e ancora i medici Giulio Tarro e Giuseppe Comella. Eravamo un centinaio e allora lo stesso sindaco de Magistris, che ora vuole venire in piazza, disertò l’incontro a Palazzo San Giacomo con i comitati. Oggi Stop Biocidio supera i confini regionali e domani arriveranno da tutta Italia.

Eppure la memoria torna inevitabilmente indietro, a dieci anni fa. Nell’ultima domenica dell’agosto 2004 eravam in 20mila a subire manganelli e gas cs contro l’inceneritore in costruzione. Solo pochi mesi prima Maranta portò in consiglio regionale il sacchetto con il tal quale della discarica di Tufino. In quegli anni o ancora prima Rosaria Capacchione scriveva sui traffici di rifiuti tossici nel casertano. Chi è attivista o giornalista sa che alcune battaglie iniziano in solitudine. Lo sanno le donne (e giovani, anziani, attivisti) di Chiaiano e Terzigno che nel 2008-2010 hanno subito mazzate e processi per difendere il territorio dalle discariche. In questo decennio c’è chi ha resistito, sofferto e denunciato. C’è chi per anni ha fotografato i roghi della Terra dei fuochi quando nessuno sapeva cos’era la “terra dei fuochi”. C’è il prof Antonio Giordano che nel giugno 2011 in un’intervista mi disse che i campani hanno il “Dna bucato” di fronte all’aumento dei tumori. Lo attaccarono e a farlo furono dirigenti delle Asl che oggi tacciono. E poi penso ai miei colleghi, a cominciare da Amalia De Simone (e poi Nello Trocchia, Alessio Viscardi, Francesca Ghidini e tanti altri). Ci sono stati giornalisti che hanno fatto il proprio dovere, sono tanti e sono mossi solo dalla passione e dell’impegno civile. E poi ci sono preti coraggiosi, associazioni, uomini e donne che non si sono mai fermati.

A distanza di due anni ora quelle battaglie, quelle solitudini e quelle azioni trovano finalmente la loro dimensione di massa. Ora i protagonisti sono gli studenti, quella generazione che all’epoca aveva poco più di 10 anni: bambini che si sono ritrovati in un disastro ambientale. Loro sono e devono essere il #fiumeinpiena. A loro va detto solo una cosa: studiate, informatevi e formatevi sull’argomento come hanno fatto tanti attivisti. Siate liberi da lustrini, nani e ballerine che proveranno a incastrarvi. Il brand Terra dei fuochi viene usato, adesso, a uso consumo in una discoteca o da vip annoiati: cercate chi racconta le storie giuste. Individuate gli avvoltoi e respingeteli, guardate avanti ma conservate la memoria sempre. Ci vediamo domani in piazza per uno storico 16 novembre.

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