Napoli Est brucia

Un'immagine della centrale a turbogas di Vigliena dal mare

Un’immagine della centrale a turbogas di Vigliena dal mare

Quando sono uscito dalla stazione Circum di San Giovanni, all’inizio di via Ferrante Imparato ho visto l’ennesimo punto scommesse. Come in ogni parte della città il quartiere ne è pieno. Fuori alcuni ragazzi sui 20-25 anni. Alla loro età in quella zona frequentavo il mio circolo politico che accanto aveva la sede del Movimento disoccupati per il lavoro. Più avanti c’era il circolo Arci con la web radio. Tutto svanito in una manciata di tempo. Arrivato all’Oasi di Figli in famiglia ci sono già amici, vecchi compagni e giovani della periferia est.  Gigi Tarallo della coop sociale Terra e Libertà, altro riferimento per i bambini del rione; i colleghi che vivono in questi quartieri come Debora, Antonio e Paolo o Amalia e Simona; ci sono i ragazzi del “collettivo studentesco” come Antonio e Max che oggi rincorrono precarietà e un futuro. C’è il parroco Don Gaetano Romano che oggi ascolta vecchi comunisti o giovani estremisti che mai potevano frequentare quella parrocchia. Invece non c’è nemmeno uno solo dei consiglieri di quelle municipalità, troppo impegnati a raccattare i voti: sarà facile vederli domenica sui seggi, sono sempre gli stessi da quasi 20 anni.

Così inizia il pomeriggio di un evento fortemente voluto come Le mani su Napoli Est. Il video reportage di Gaia Bozza offre la verità sotto gli occhi di tutti: disastro ambientale, allarme salute e disgregazione sociale. Il microfono si apre a operatori sociali, giornalisti e cittadini. Franco Maranta definisce in una sola frase ciò che si è perso in questa parte di città: “Si è perso il sogno, il riconoscersi e la capacità di ascolto”. La resa è il primo pericolo e subito dopo c’è quello di un insopportabile silenzio su un’area in cui insistono tanti, troppi interessi imprenditoriali. Questo concetto è ribadito da Ciro Pellegrino che ripercorre le pagine del nostro libro e la cronaca degli ultimi mesi persi a parlare del nuovo stadio.  Viene fuori la rabbia degli operatori sociali come Francesco Uccello e Carmela Manco, soprattutto contro il Comune e le promesse mancate di Luigi de Magistris durante la campagna elettorale sui servizi per l’infanzia e i minori a rischio.

Unica presenza istituzionale è quella di Simona Molisso, consigliere comunale di Ricostruzione democratica. Dice che per la prima volta è venuta a conoscenza di un dibattito su Napoli est mentre si spendono parole e inchiostro per Bagnoli e Scampìa (spesso a vuoto). Eppure ci sono segnali di non resa, come nelle parole di Vincenzo: giovane attivo che non vuole arrendersi. E Franco lancia l’idea, una piccola idea: “Bisogna far vedere questo reportage in ogni luogo istituzionale”. Allora ci proveremo, prossimamente. Se Maometto non va alla montagna, la montagna arriverà in consiglio comunale: vedremo chi ancora si sottrarrà, chi rinuncerà ad aprire gli occhi sullo scempio di quartieri in cui vivono 120mila persone. Occhio, domani è giorno di elezioni e Napoli Est brucia: brucia di silenzio infame, di rabbia e di indignazione.

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