La riscossa dei giovani cresciuti a “pane e faida”

I giovani e i ragazzi di Larsec

I giovani e i ragazzi di Larsec

Dopo i fatti del rione Traiano a Soccavo la periferia napoletana è diventata oggetto di analisi sociologiche a buon mercato, vittima di una sequela di insulti di giornalisti-opinionisti e politici che per arrivarci devono consultare lo stradario:  “uno zoo”, un luogo di “rivendicazioni plebee” o un nugolo di “aspiranti camorristi”. In città esiste un problema, è una mediocre borghesia piccola piccola che dispensa ricette lombrosiane, ma è la stessa che si rifornisce di coca nei supermarket della droga. Invece in periferia, da ovest a est, la situazione è più complessa e qui vivono giovani e donne che non stanno a guardare.

larsec 2Da Scampìa e Napoli est, anche Secondigliano vuole la sua “riscossa”: Larsec, Laboratorio di riscossa secondiglianese. È un’iniziativa nata da un gruppo di studenti e giovani del quartiere. “Siamo la generazione cresciuta a pane e faida – scrivono sul loro sito larsec.org – che ha vissuto in casa propria una vita da esule. Siamo quelli che hanno sempre dovuto portare altrove le proprie idee e le proprie competenze perché nati in un posto privo di luoghi ed occasioni. Siamo la generazione che rigetta l’ideologia partitica come unica via per lo sviluppo, siamo la cittadinanza attiva che crede nella cultura dei piccoli passi e nell’idea del think globally, act locally”.

Non vogliono rassegnarsi a vivere nel “ghetto” e vogliono occuparsi del loro quartiere “con  l’obiettivo di diffondere la cultura in tutte le sue forme: da quella artistica a quella della legalità passando per quelle creative, culinarie, artigianali ed ambientali. Per farne parte non è necessaria una competenza specifica: contribuire ad arricchire un’idea è un’impresa che necessita di quante più forze, persone ed idee possibili”.

Mentre scrivo i ragazzi di Larsec stanno ripulendo i giardini di piazza Luigi di Nocera a Secondigliano ma in programma ci sono tante iniziative per il futuro: “corsi formativi, showcase artistici e culturali, eventi popolari, attività sportive e di guerrilla gardening aperti a tutti gli abitanti dell’area nord. Workshop e laboratori d’innovazione che siano in grado di valorizzare le eccellenze presenti e future dell’intera città”.

Per dirla come loro, caro ragazzo/a della periferia napoletana: “che ‘a fa? Te ‘a menà?” (che fai? Ti vuoi unire a noi? ndr)

 

 

 

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