Emergency, la faida e una necessaria “massa critica”

parco giochi

L’area giochi del parco Troisi di San Giovanni a Teduccio: da mesi è un cantiere pericoloso

La notizia ha il paradosso di essere positiva per indicare un quadro negativo. Emergency apre un ambulatorio nella periferia est di Napoli: “Dal primo settembre 2015 siamo presenti con un ambulatorio anche a Napoli: nel quartiere Ponticelli, vicino al parco comunale fratelli De Filippo, offriamo gratuitamente servizi di medicina di base e di orientamento socio-sanitario per facilitare l’accesso al sistema sanitario a chi ne ha bisogno. È inoltre disponibile un ambulatorio infermieristico per iniezioni, controllo parametri vitali, monitoraggio della terapia e medicazioni. L’ambulatorio è aperto dal lunedì al venerdì e lavora in collaborazione con le autorità sanitarie locali; la nostra attività potrà contribuire anche a ridurre gli accessi impropri alle strutture di pronto soccorso, evitando lunghe attese e l’intasamento dei servizi di primo soccorso”. Questa iniziativa ci spiega alcune cose.

La prima è che la sanità e il diritto alla salute sono compromessi. La gestione, sia livello regionale che governativa, sta mettendo a rischio l’accessibilità alle cure tanto da far impegnare Ong come Emergency a Napoli e Palermo o Intersos a Crotone. Insomma, il Sud è il terreno di un impegno paragonabile alle zone di guerra.

La seconda riflessione riguarda la nostra città. Ponticelli (e tutta la periferia est) è la fotografia di un abbandono istituzionale che va avanti da un lustro. Inoltre, in stretta connessione centro storico è l’epicentro di una faida che sta contando morti da diversi mesi e vede in campo i giovanissimi, la cosiddetta “paranza dei bimbi”. A far diventare celebre il quartiere sono state le immagini delle sparatorie in pieno giorno nel rione bunker Conocal. Eppure sui temi delle periferie popolari, delle dinamiche criminali e sociali e della sicurezza il dibattito si è ossidato. Da un lato la teoria del “succede anche a Bruxelles” (e quindi sei un nemico di Napoli) e dall’altro quella di chi addossano qualsiasi colpa al sindaco de Magistris. Il primo cittadino ha effettivamente una grande colpa, anche non avendo deleghe sulla sicurezza: ha dimenticato completamente la seconda più grande municipalità della sua città. Su Napoli est non si grida contro i poteri forti come per Bagnoli, eppure c’è anche la odiata Fintecna o si elargiscono le lodi del progetto edilizio Naplest dei sostenitori dell’ex pm D’Amato e Faraone Mennella. Addirittura l‘Anticorruzione di Cantone ha aperto un’istruttoria per capire di più sugli appalti dopo una denuncia di un gruppo di cittadini. E poi ancora ci sono le bonifiche mancate, il mare negato e l’inquinamento atmosferico con la centrale a Turbogas e le raffinerie di stoccaggio della Q8. Unico risultato raggiunto, dopo la recente restituzione dei suoli al Comune da parte della Regione, è il pericolo sventato di un inceneritore in via De Roberto.

A questo punto l’occasione per un ragionamento critico dal basso verso chi siede a Palazzo San Giacomo, come a Santa Lucia e a Palazzo Chigi, è l’appuntamento di domani all’Asilo Filangieri. Dalle 10 si riuniscono comitati, collettivi, centri sociali, associazioni e singoli per mettere in campo una “massa critica” in stile Podemos a Napoli. Ecco, la prima domanda è: sarà possibile aprire una vertenza Napoli est che metta in campo una seria critica (di massa) all’operato del sindaco Luigi de Magistris? Sarà possibile creare uno spazio in cui analizzare i mali della città non vuol dire odiare Napoli? Sarà possibile avere finestre spalancate e inclusive per capire quanto bisogno ci sia di un nuovo meridionalismo culturale e politico? Insomma, urge una massa critica.

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