Nessuno rappresenta i “figli del Vesuvio”

5 dicembre

 

Nel grigio e deprimente dibattito politico napoletano si è aperta una finestra di colori.  Da una parte si assiste a un dibattito sterile di un manipolo di peones incollati a una tastiera, improvvisati opinion maker in cerca d’autore, troll assetati di potere e giornalisti lividi di arrivismo. Dall’altra c’è una generazione in cammino che si sta mobilitando per Napoli e la sua provincia. Sono figli del Vesuvio, nessuno li rappresenta, hanno fantasia, sono pragmatici e qualcuno li accusa di essere “ideologici”. Forse lo sono, ma seguono la lezione pasoliniana che definisce l’ideologia figlia “del dubbio e della coscienza”.

Coltivano le differenze e sono quelle a unirli: provengono da un posto occupato o da un collettivo, da una parrocchia o da un’associazione, da una piazza di periferia o da una curva di uno stadio o da un campo di calcio popolare.

Le mode e la realtà: generazione Stop Biocidio

Scampia, terra dei fuochi e camorra sono spesso lo sfogo momentaneo di chi è in cerca di clic o del facile applauso. Poi c’è chi va oltre, calandosi nella realtà quotidiana e prova a tessere relazioni, a documentarsi e a ragionare su una realtà quotidiana. È il caso della generazione Stop Biocidio che, nel silenzio politico generale, sabato 28 novembre torna a mobilitarsi con un tam tam nelle piazze e sul web. Non si sono accontentati degli inutili militari, delle promesse elettorali, degli spiccioli previsti nella Legge di Stabilità. E, soprattutto, rispondono a quei responsabili del disastro ambientale tornati in campo e a loro promettono: “sarete smaltiti” senza nemmeno inquinare. Con loro ci saranno come sempre i comitati della provincia e della regione, quella rete di cittadini presenti ogni giorno sui territori e che hanno continuato a denunciare smaltimenti illeciti, roghi e il fallimentare piano regionale dei rifiuti

Dopo Genny Cesarano: “dateci le scuole”

A settembre il sangue dei ragazzi sulle strade. Genny Cesarano, 17 anni, e poi altre vittime di cui si è persa già la memoria. Dove sono camorrologi e profeti di ordine e sicurezza? Non si sa. Intanto c’è “Un popolo in cammino” che il 5 dicembre scenderà in piazza per la “giustizia sociale contro la camorra”. Ecco i motivi che ha spinto una rete di persone, giovani, operatori sociali e di realtà associative, a partire dal quartiere Sanità, a lanciare la manifestazione di piazza Dante: “Restare in silenzio non è più possibile. Restare fermi non è più accettabile. Non vogliamo più contare morti a Napoli: non è solo la violenza di chi spara, ma anche di chi ha l’arroganza di credere di poter governare interi quartieri, di stabilire un controllo serrato sulle nostre vite. Non possiamo più restare a guardare. Non abbiamo bisogno di retorica, non la vogliamo più sentire. Abbiamo visto troppe passerelle della politica in questi anni, troppi spot e soluzioni superficiali per Napoli e la Campania”.

Non chiedono eserciti ma innanzitutto chiedono scuole aperte, lavoro, diritti e una sicurezza senza legge speciali: “#Unpopoloincammino vuole provare ad unire tutti coloro i quali si sono opposti alle logiche criminali e di malapolitica per esigere verità e giustizia per tutte le vittime innocenti di queste guerre di camorra, verità e giustizia per i nostri quartieri, per i giovani della nostra città”.

Aprite le finestre, fate entrare aria fresca. Sono arrivati i figli del Vesuvio, generazione di un Sud schiacciato e umiliato: nessuno li rappresenta e hanno deciso di  afferrare il presente con le loro mani.

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