La preside, gli studenti e la libertà di parola

 

sannazaroLa storia è questa. Il collettivo studentesco del liceo Sannazaro di Napoli organizza un dibattito sulla vicenda di Davide Bifolco, il 16enne ucciso da un carabiniere nel settembre 2014. Al dibattito partecipano giornalisti, gli rappresentanti di Acad (Associazione contro abusi in divisa) e attivisti. È presenta anche la mamma di Davide e al momento di dover prendere parola viene fermata dalla preside della scuola. I ragazzi si ribellano a tale decisione e il dibattito si ferma: seguono indignazioni e polemiche. La madre e la famiglia di Davide si sentono ferite e chiedono le scuse alla preside.

E intanto gli studenti temono “ritorsioni” ma non si arrendono e il 21 dicembre terranno un nuovo incontro sulla crisi mediorientale: “L’enorme solidarietà e il supporto che abbiamo avuto nelle ultime ore – scrive il collettivo su facebook – ci riempie di gioia e aumenta la nostra convinzione nel continuare la lotta per la libertà di espressione all’interno delle scuole , per la verità e l’aperto dibattito sulle ipocrisie e le diseguaglianze che si manifestano nei diversi quartieri della nostra città . Non cederemo alle intimidazioni che come collettivo e singoli studenti abbiamo ricevuto dalla dirigenza ,alle minacce di denunce e provvedimenti . Ribadiamo l’impostazione assolutamente pacifica della nostra iniziativa e la serietà utilizzata nello svolgerla. È giusto considerare i fatti di oggi , nell’ambito dei risvolti autoritari e repressivi da parte della dirigenza, legittimati dall’ultima riforma della scuola e che in un autunno “freddo” , non caratterizzato da occupazioni , intervengono addirittura a privare gli studenti di occasioni di crescita e informazione nei limiti della legalità”.

Insomma, cosa sta accadendo nella scuola pubblica? Questi ragazzi venivano accusati di perdere tempo facendo occupazioni natalizie e invece organizzano assemblee affollatissime sui temi dell’attualità. Hanno organizzato un incontro su una vicenda che vede un processo in corso per stabilire le responsabilità. Ma, soprattutto, volevano ascoltare le parole di una madre di un loro coetaneo che in un quartiere di periferie ha perso la vita a un (presunto) posto di blocco.

C’è chi abdica alla sua responsabilità educativa dicendo agli studenti che ci sono momenti in cui non esiste diritto di parola per una persona. Ci sono studenti che difendono quella libertà e che ora temono pure le conseguenze disciplinari, solo per aver organizzato un confronto pubblico. Chissà se qualcuno chiederà scusa ma forse non basta: bisogna capire in quale spirale antidemocratica stia finendo la scuola pubblica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.