Diario di un cronista “nel bene e nel male”: 5 anni di blog

cronistaNel bene e nel male. Questo è il titolo di uno dei primi post di questo blog, Diario di un cronista: correva l’anno 2010. Sono passati cinque anni, dunque, e tante cose sono cambiate. In quel breve testo  presentavo bilanci di quell’anno e preparavo l’uscita del mio primo libro.

Rileggendo i post noto la scrittura grezza che con il tempo si evolve, per un mestiere in cui non puoi smettere di imparare. Rivedo i temi (e le battaglie) tutto lì: il giornalismo, il precariato, Napoli e i suoi figli, i libri. Con l’aiuto di Maria Nocerino ho pure le statistiche precise: Precariato, giornalismo, professione (16 post) 23%;  Napoli, città, governo della città e regione (13) 19%; Politica, manifestazioni (8) 11%;  Ambiente, salute (7) 10%; Sociale (temi povertà, razzismo, minori, donne, carcere) (7) 10%;  Lavoro, giovani (6) 8% Camorra (5) 7%; Periferie (4) 6% Trasporti (4) 6%.

Cinque anni sono il Coordinamento dei giornalisti precari, la più grande esperienza di lotta che la mia categoria abbia mai conosciuto in Campania (che mi ha prodotto non pochi nemici). Cinque anni sono un piede a Napoli e uno a Roma fino al 2013: poi il mio lavoro è diventato esclusivo nella capitale con Legacoopsociali, il mio giornale nelpaese.it e la redazione del Giornale Radio Sociale, due esperienze umane e professionali uniche.

Cinque sono anche i libri: Scripta, Chi comanda Napoli, Le mani nella città, Senza Traccia e L’Invisibile. E poi ci sono i due saggi su de Magistris e De Luca per Micromega. Cinque anni sono anche le battaglie per la “terra dei fuochi”: Stop Biocidio  “abbiam gridato” e lo hanno fatto 120mila in manifestazione oceanica il 16 novembre del 2013. E quel grido ho potuto rappresentarlo insieme alla mia sorella Amalia De Simone anche al Festival internazionale di giornalismo di Perugia il 3 maggio 2014, davanti a 400 persone. Cinque anni sono anche la cronaca sulla mia città, questa Napoli che continuo a raccontare provando a seminare una briciola contro la narrazione di sciacalli e speculatori e avendo Massimo, Pino, Eduardo e tutta la cultura partenopea come bussola del tragitto.

Cinque anni sono anche le persone che non ci sono più, quelle che sono nate, quelli che sono scappati e poi sono tornati, quelli che ci sono state fin quando sei servito, quelli che per fortuna hanno capito di cambiare aria. Cinque anni sono tante cose, fatte e vissute ma quelle migliori devono ancora venire come scrive il grande poeta Nazim Hikmet in “Poesie d’amore”:

Il più bello dei mari è quello che non navigammo

Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti.

E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto”.

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