La banalità del male che ha seppellito un 18enne

sales

Foto di Marco Sales

“Un colpo in testa perché ha fatto l’infame e l’adesivo sulla bocca perché ha parlato”. La vox populi del rione ha già stabilito il movente della fine atroce di Vincenzo Amendola, 18 anni. Il ragazzo di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli, scomparso il 5 febbraio scorso, è stato trovato oggi: ucciso e seppellito 5 metri sotto terra. Hanno scelto un terreno adiacente a un complesso di istituti scolastici, in una strada che porta il nome di “viale 2 giugno”: giorno della festa della Repubblica.

Ed eccola la Repubblica italiana, sepolta sotto terra in un campo della periferia napoletana. “Era un po’ agitato ma era un po’ ‘ritardato’: loro se lo portavano con sé”, dice la vox populi. “Loro” sono quelli che nei quartieri della città vivono il territorio attraverso lo spaccio, il racket e altre attività criminali. O forse “loro” siamo anche noi, spettatori più o meno incazzati della banalità del male.

Proprio oggi corre il compleanno mai più festeggiato di Annalisa Durante, uccisa a Forcella a 14 anni, come racconta in un bell’articolo la collega Angela Marino. Proprio oggi che abbiamo per le strade della città l’esercito, per l’ennesima volta da almeno 20 anni a questa parte. I militari a Napoli sono la copia di mille riassunti di una politica arresa. Lo Stato risponde con la “stesa” a mitra spianati nei rioni dove altri soldati girano armati fino ai denti. E in mezzo alle “stese” di questi due eserciti restiamo noi. Noi che piangiamo Genny, Luigi, Andrea o la stessa Annalisa. Noi che come scriveva Giancarlo Siani vediamo i “muschilli” correre verso una fossa in questa parte di Sud del mondo. Cosa è accaduto negli ultimi 15 anni? Quale trasformazione ha ridotto le strade dei rioni popolari in un cumulo di macerie sociali? Cosa ha portato al vuoto di ragazzi che in questa incredibile foto del bravo Marco Sales fanno i selfie davanti all’orrore?

La risposta a queste domande provano a darla altri giovani impegnati a costruire fili di civiltà con UnPopoloInCammino o nella costruzione di una rete civica come quella di Napoli Est Brucia. Sono domande che non ascoltate o non leggete dalle controfigure che si contendono un pugno di voti verso le prossime elezioni comunali. Sono risposte che cerco nel mio lavoro di giornalista. Un mestiere che in queste giornate senti superfluo, come potrebbe essere questo stesso post.

Occorre ri-costruire, rione dopo rione, i fili spezzati: legami sociali, umani, culturali. Tocca a ognuno di noi, prima di scavare altri fossi dove qualcuno ha seppellito il futuro.

 

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