Erano giovani e forti. E hanno perso

pulcinella

La protesta dei pulcinella-operai all’Augusteo aggrediti dai supporters di Bassolino [Foto Marco Sales-OmniNapoli]

Viene in mente la battuta de I Milionari, il nuovo film di Alessandro Piva: “Eravamo giovani, eravamo belli. Eravamo i padroni di Napoli”. Pensando alla settimana delle primarie napoletane appena conclusa, da domenica a domenica, viene mente la generazione ex Pci Napoli. Sono loro i protagonisti di questi 7 giorni “della vergogna”. Prima erano le monetina fuori ai seggi e il carico di insulti, accuse e odio reciproco come già raccontato. Poi ieri il gran finale:  volti noti, dipendenti comunali, ex staffisti ed ex consiglieri bassoliniani aggrediscono 4 operai vestiti da pulcinella. Il day after è ancora più deprimente con la giustificazione “se la sono cercata” o “sono provocatori” che fa venire in mente il triste Ventennio.

Se la partita politica è quella descritta più o meno da Velardi (addirittura, sigh!) sul suo blog, serve anche un’analisi più culturale e sociale. Va in scena una torsione che avevo accennato nel precedente post. Se da una parte non mi appartengono le contrapposizioni generazionali e le superficiali categorie giovane-vecchio, qui a Napoli si sta manifestando, invece, un processo molto lineare.

Guardando le immagini panoramiche di tutta la campagna di Bassolino e quelle di ieri all’Augusteo c’è una compattezza anagrafica nei suoi supporters. Questa generazione over 55 lo rivendica, tanto che qualcuno sui social lo ammette: “Sì, siamo tutti cinquantenni, e quindi? Rivendico le mie capacità”. Legittimo, ovviamente, e un altro poi aggiunge: “Sì ma dove sono i giovani? Si sono sdraiati”. In questa ultima frase c’è tutta l’incapacità di lettura di questa fetta di elettorato. I giovani ci sono e sono tanti ma sono altrove. Sono nell’ex Opg occupato Je so pazzo, sono in #UnPopoloInCammino, sono nell’associazionismo, nelle parrocchie, nelle realtà occupate, nei movimenti ambientalisti, nei collettivi studenteschi.  Sono questi giovani che, con la loro assenza e le loro nuove pratiche di impegno sociale e civile, segnano la sconfitta di un ceto politico napoletano che una volta era giovane e forte.

In questa domenica, almeno, splende il sole in piazza Plebiscito. Dalla domenica delle monetine ai seggi a quella di chi aggredisce quattro operai-pulcinella. Questa è la triste parabola della generazione ex Pci di Napoli.

E mi viene in mente mio nonno, operaio e comunista, che come tanti lavoratori ha cresciuto 9 figli solo con il suo salario militando in quel partito-sindacato. Hanno tradito e mortificato queste storie civili: triste solitario y final di un ceto politico che oggi deve solo chiedere scusa e avere pudore. Perché hanno perso.

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