Gli esodati della camorra nella faida dimenticata

Napoli-Est

 

Oggi Manuela Galletta, bravissima giornalista napoletana di fatti giudiziari e di cronaca nera, ha pubblicato una notizia agghiacciante su Metropolis. A Ponticelli 38 persone ritenute imparentate o legate con i boss del clan Sarno sono state trasferite per sfuggire a eventuali agguati. Ecco cosa scrive Manuela:

“Sono andati via in 38. Dal giorno alla notte. E il nu­mero degli ‘esodati’ è de­stinato a salire. A dodici giorni di distanza dall’omicidio di Gio­vanni Sarno, il fratello dei boss pentiti di Ponticelli, si consuma una delle pagine più inquietanti della storia criminale dell’area a est di Napoli. I parenti di Ciro Sarno ‘o sindaco e di tutti i ma­lavitosi della cosca che hanno passato il guado hanno deciso di scappare, di rinunciare alla loro vita, di chiudere i negozi che gestivano e di andare lontano dalla Campania. Sono stati tutti trasferiti in una località segreta scelta per loro dalla magistratu­ra, che ha predisposto – ai sensi della legge – la prima ‘diaspora’ di parenti di pentiti della storia malavitosa napoletana.

È l’esodo della paura. La paura di finire ammazzati solo perché legati da vincoli di sangue a chi, sette anni fa, ha fatto implodere uno dei sistemi camorristici più forti e temuti nel panorama ma­lavitoso partenopeo. La paura di venire uccisi come Giovanni Sarno e prima ancora Mario Vol­picelli per mano di un nemico senza volto e senza nome. Già, un nemico ‘oscuro’. La certezza, la sola in questa storia di barba­rie, è che sia in atto un tentativo di vendetta. La vendetta contro gli ex ‘generali’ del rione De Gasperi. La vendetta contro Ciro Sarno ‘o sindaco e i suoi fratelli (Giuseppe, Pasquale e Luciano) che, con le loro dichiarazioni, hanno blindato le centinaia di arresti scattate nel 2009 e fat­to piovere decine e decine di pesanti condanne, molte delle quali tra i 30 anni e l’ergastolo. Ecco, non potendo arrivare ai Sarno pentiti – nascosti chissà dove sotto un’altra identità – i demoni vendicatori si sono sca­tenati sui loro parenti, quelli che nel clan non hanno mai avuto alcun ruolo, quelli che hanno tirato a campare onestamente, quelli che sono rimasti a Ponti­celli. Bersagli facili da colpire. Come Mario Volpicelli, 53 anni e una vita spesa come dipen­dente di un negozio di articoli casalinghi. I killer l’hanno sor­preso in via Angelo Camillo De Meis la sera del 30 gennaio scorso mentre Mario Volpicelli tornava a casa con la busta del­la spesa tra le mani: Mario era il cognato dei boss Sarno perché ne aveva sposato la sorella. E il legame di parentela ai Sarno è stato fatale pure a Giovanni Sarno, fratello del ‘sindaco’, ammazzato il 6 mar­zo a casa sua, in un basso in via De Meis, dove l’uomo – con problemi di alcolismo e anche invalido – vi­veva in condizioni di indigenza.

Un’aggres­sione mirata di cui si ignorano i mandanti. Sul piatto solo tante possibilità. L’odio per i Sarno pentiti soffia forte a Ponticelli, accarezza Barra e pure San Giovanni a Teduccio. De Luca Bossa, Cuccaro, e i fratelli degli stessi ‘soldati’ dei Sarno che non hanno mai percorso la strada della collaborazione pagando con la galera i reati commessi su mandato dei Sarno stessi: un ventaglio di sospettati ampio che non facilita le forze dell’ordine e alimenta la paura. La paura, di chi è un bersaglio potenziale, di non sapere da chi guardarsi le spalle. Roba che non s’era mai vista prima a Ponticelli. Neppure quando il malaffare era gestito dai Sarno, che in fatto di cru­deltà non sono mai stati secon­do a nessuno: tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del Duemila, Ciro ‘o sindaco e i suoi fratelli sono stati i fautori di una vera e propria caccia al collabo­ratore di giustizia, arrivando a compiere quattro atroci omicidi. Anna Sodano, prima pentita donna della storia malavitosa napoletana, fu convinta con l’in­ganno a lasciare il programma di protezione e a rientrare a Pon­ticelli, dove ad attenderla ci fu la condanna di morte emessa dai boss del rione De Gasperi: Anna Sodano fu uccisa a Casalnuovo e il suo corpo non è mai stata trovata. Mario Scala, 24 anni ap­pena, venne scoperto a passare informazioni alla polizia sulla gestione dello spaccio di droga e fu ucciso: fu torturato, fatto a pezzi e poi i suoi resti vennero dati in pasto alle fiamme e infine sparsi in alcuni cassonetti della spazzatura nel Giuglianese. C’è voluto il pentimento dei Sarno per capire quale sorte fosse toccata a quel ragazzo, di cui si persero le tracce dall’oggi al domani. E poi Gennaro Busiello e Giuseppe Schisa, uccisi solo perché i Sarno avevano fiutato la loro intenzione di collaborare con la giustizia. Un massacro. Che, tuttavia, non coinvolse mai direttamente i parenti di chi stava per ‘rovinare’ il clan. Oggi, invece, la scena è cambiata. I parenti innocenti sono diventati gli obiettivi di una ritorsione feroce. Un po’ come accadde alla fine del 2004 a Scampia e Secondigliano dove i Di Lauro se la presero coi familiari de­gli scissionisti per vincere la loro guerra di potere: Carmela Attrice fu uccisa perché non voleva lasciare la sua abitazione alle Case Celesti, e i Di Lauro pretendevano che sgomberasse essendo la donna la madre di uno scissionista. Massimo Mari­no perse la vita perché cugino del ras ‘ribelle’ Gennaro Marino detto McKay. Lo stesso accadde a Biagio Migliaccio, cugino del malavitoso Giacomo Migliaccio detto ‘a femminella che si unì al cartello degli scissionisti. E, per finire, Gelsomina Verde, una ragazza che ebbe la sola colpa di frequentare persone inserite nell’organigramma degli scis­sionisti. Fiumi di sangue inno­cente. Quello che sta scorrendo a Ponticelli”. [fine articolo]

Tutto ciò sta avvenendo nel pieno silenzio mediatico-politico, eccetto il lavoro dei bravi giornalisti/e come Manuela. La tremenda faida di Napoli est non va di moda, mentre solo associazioni, comitati e parrocchie del territorio o di UnPopoloInCammino provano a capire e a reagire. Dall’altra parte sono arrivati solo inutili militari che nulla possono fare di fronte a strategie criminali contro cui servono investigatori e intelligence. E poi servirebbe la politica, quella vera. Capace di discutere di un’area tra le più inquinate d’Italia, per le presenza di impianti nocivi e sversamento di rifiuti tossici, e con i più alti tassi di disoccupazione e dispersione scolastica della città. Invece nelle ultime settimane la cronaca nazionale ha conosciuto la periferia est per la vicenda delle primarie del Pd: pochi spiccioli per un voto, il degrado figlio di un’epoca in cui conta solo il consenso senza nemmeno promettere un cambiamento. Senza nemmeno più le promesse.

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