Napoli:”tutto normale” se lo Stato getta la spugna

sangue napoli

Foto di Marco Cantile

Due morti e tre feriti alla Sanità. Un morto a Piscinola. I colpi di mitra contro il comando dei carabinieri a Secondigliano. Incendio a un bene confiscato  ad Arzano, provincia. Questo è il bilancio della settimana in cui la camorra 2.0  si è ripresa la scena mediatica. Sono fatti non collegati tra loro che hanno in comune una sola cosa: lo Stato non s’indigna e nemmeno s’impegna ma getta solo la spugna senza dignità (aggiornando i versi del poeta Fabrizio De Andrè). Così  dello Stato si ha una pallida percezione con quei giovani militari fermi a prendere il sole nelle piazze napoletane: inutili e ininfluenti sulle sorti di chi spara nei rioni popolari.

I fatti

I giornalisti danno notizie, si basano sulle fonti e raccontano la realtà. Sull’elenco dei fatti di questa settimana bisogna capirne cause e origini. Alcuni cronisti fanno sempre molto bene il loro lavoro per aiutarci a capire. Ad esempio Manuela Galletta su Metropolis ha un osservatorio costante su come cambia la criminalità napoletana: social, estetica, violentissima e liquida. A darne atto è un’altra grande giornalista come Amalia De Simone che sul corriere.it raccoglie la tesi del pm Vincenzo D’Onofrio:  dietro i baby boss c’è una strategia processuale, vengono usati per preparare il ritorno dei capi che intanto provano ad evitare l’ergastolo con le ammissioni di colpa. Si tratta di un aspetto poco valutato e che pone domande sul funzionamento della Giustizia nel nostro Paese.

La violenza indiscriminata coinvolge anche dinamiche sganciate dalla faida. A Secondigliano, infatti, i carabinieri sono stati attaccati perché quel giorno un tribunale aveva tolto i figli del boss alla sua famiglia. Arnaldo Capezzuto, sul suo blog de Il Fatto Quotidiano, pone un problema quasi sorvolato: “perché i carabinieri non hanno reagito al fuoco?”. Ecco, perché non hanno reagito di fronte a un attacco armato?

In questa carrellata di questioni sulla presenza dello Stato e sul suo “alto impatto”  a Napoli bisogna aggiungere un altro caso. Gli assassini di Enzo Amendola, il 18enne ucciso e seppellito a San Giovanni, dopo il loro arresto a Viterbo sono a piede libero e girano indisturbati per il quartiere, a vista di familiari e amici della loro vittima. Ecco come episodio dopo episodio si erode ogni tipo di fiducia o vicinanza delle istituzioni nei rioni popolari. Questo Stato in mimetica si mostra sbrigativo solo su Bagnoli e indifferente di fronte a problemi strutturali, mostrandosi impalpabile e arreso.

Le chiacchiere

Sconforto, rabbia e disillusione dopo ogni agguato. “È normale: è l’ascensore, una volta sale uno e una  volta sale un altro”, come ha detto il barista del rione a Rainews.
I ragazzi di ‪#‎UnPopoloInCammino stamattina si sono ritrovati alla Sanità per gridarla questa rabbia. In tanti poi stanno a casa, per diversi motivi. Ciò che non si capisce è perché giornalisti/scrittori/opinionisti/politici, con i morti ancora caldi, insultino proprio questi giovani, provocandoli e aizzando discussioni rabbiose: “io non vengo in piazza, io resto a casa”. C’è tutta la frustrazione di una società civile silente, arresa e troppo simile a questo Stato: ha gettato la spugna sperando che la salvi un blindato fuori al proprio portone. Oppure, come è accaduto proprio in quei giorni, si diverte a discutere dei baretti di Chiaia per fare un po’ di campagna elettorale.

Queste, fortunatamente, sono solo chiacchiere e, invece, ci sono i fatti a cui dare spazio. Ecco vita e morte, dal mio punto di vista, di una settimana qualunque a Napoli: qui si sopravvive se non si getta la spugna, per non essere morti anche da vivi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.