Ultimo saluto a Ciro: dolore e dignità al Lotto 0

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Il sole d’estate sui rioni popolari può essere nero. Alle 13 battono i raggi opprimenti sulle teste di chi si sta dirigendo alla Chiesa di San Francesco nel rione Lotto 0 di Ponticelli, dove per l’ultima volta salutano Ciro Colonna: 18 enne ucciso durante un agguato contro il baby boss “barbudos” Raffaele Cepparulo. “Mio figlio aveva appuntamento con lui alle 16.30. Poi un contrattempo e non è più andato in quel maledetto circoletto. Erano amici, stavano sempre sempre insieme. Alle altre mie figlie ho detto di andar via”. Gennaro vive lì, come un altro papà di un amico di Ciro. È una voce unica che dalla desolazione di quei casermoni si leva da giorni: “Ciro era un bravo ragazzo, un innocente”.

Ora aumenta la paura. C’è la voglia di scappare mentre guardando intorno vedi solo il cemento di questi palazzi: “non c’è nulla qui, non un centro sociale o qualcos’altro per i ragazzi”ripetono. Allora se scendi di casa c’è solo il famigerato circoletto prima di immettersi sulla superstrada che collega ai comuni vesuviani. Il Lotto 0 è una strada di passaggio costruita alle spalle di un marciapiede: né città né provincia, periferia della periferia.

Il dolore è composto. Con educazione chiedono ai giornalisti di entrare senza telecamere e fotocamere. “La stampa si è comportata male e la famiglia vuole discrezione”, dice una persona che lavora all’interno della Prefettura e fa da mediatore con i giornalisti. Un caso singolare, quello della “stampa che si comporta male”, quella seduta davanti a un desk che lascia passare certe veline dei carabinieri mentre da giorni ci sono cronisti che aprono taccuino e microfono agli amici di Ciro e raccontano quel rione. Alessio Viscardi è cresciuto lì, da giorni sta dando voce al “suo” rione: “sono giorni difficili, ripenso quando a 14 anni ero anche io stavo in un circoletto”.

Nonostante dolore e paura non si vuole perdere la dignità. E allora gli amici chiedono giustizia. Lo faranno il 14 giugno alle 19 con una fiaccolata che partirà proprio dalla chiesa dell’ultimo saluto. Vogliono ribadire che si può essere onesti anche in “ambienti criminali” e che non è una colpa varcare la soglia di un circoletto a 18 anni. Chiedono giustizia, prima di essere costretti a scappare e nella speranza di non essere i prossimi casuali obiettivi del piombo dei gangster. Chiedono alla città di esserci, di guardare con i propri occhi il dolore e la dignità del Lotto 0.

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