Non spegni il sole se gli spari contro

per ciro

 

 

Vogliono verità e giustizia. I genitori di Ciro Colonna erano in prima fila alla fiaccolata, in silenzio mantenevano lo striscione e avevano il dolore stampato sul volto. Con loro ci sono i guagliuni del rione Lotto 0 di Ponticelli, gli amici di Ciro. Hanno tutti la stessa maglia con il loro amico sorridente e la scritta: “non spegni il sole se gli spari contro”. Lavoratori, disoccupati, giovani, anziani, donne e mamme. Gente perbene di Ponticelli e della periferia orientale.

È una fiaccolata per gridare una verità non ancora scontata, in certi casi anche ignorata: Ciro era innocente, non c’entrava nulla con i gangster. Però viveva a Ponticelli, al Lotto 0 e frequentava il circoletto. Una realtà troppo distante e complicata dal salotto benpensante di una certa borghesia cittadina che ignorava e continua a ignorare pezzi di città, troppo preoccupata della movida ai baretti di Chiaia.

Sono in 500 a camminare silenziosi tra le palazzine grigie e gli edifici abbandonati di quella che doveva essere la “cittadella dei bambini”. Non era scontata la partecipazione da queste parti dove regna la paura. Mantengono fiaccole e lasciano volare in cielo i palloncini bianchi. Sono arrivati anche gli attivisti di UnPopoloInCammino, il movimento che è nato dopo l’uccisione di Genny Cesarano. C’è Alex Zanotelli e alcuni neo eletti al consiglio comunale come Eleonora De Majo, Alessandra Clemente e Rosario Andreozzi. E, soprattutto, ci sono tante persone che abitano la periferia orientale e da sempre impegnate nei comitati e nelle associazioni.

A colpire è il silenzio interrotto solo dagli applausi. Sono le teste appena sporte dalle finestre che hanno paura: “ieri una paranza ha di nuovo sparato in strada”, diceva la voce di popolo raccontando dell’ennesima stesa che richiama la vendetta dopo l’agguato. Eppure c’è chi è sceso in strada ieri, nonostante tutto. E ci sono i genitori che continueranno a pretendere la verità che allontani ogni fango sul loro figlio di 19 anni.

Napoli Est, la ex periferia rossa, è abituata a resistere ma corre su un filo e vuole vivere contro l’autodistruzione di queste gang armate e disperate. Ora toccherà al prossimo sindaco della città, all’attuale presidente della Regione e al Governo: ora sono loro che devono dire da che parte stanno.

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