Napoli, trans pestata e Casa Fiorinda chiusa: “Fare centri antiviolenza nella ex Nato”

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Due notizie nello stesso giorno che chiamano il sindaco riconfermato Luigi de Magistris alla prova dei fatti sul tema dei diritti. Primo caso: ancora una trans aggredita brutalmente a Napoli (e sempre nello stesso quartiere, Fuorigrotta).

Su fb l’amarezza di Loredana Rossi, leader di Associazione TransNapoli: “Che politiche di inserimento lavorativo sono previste per le persone trans? Dove esistono case di accoglienza per le giovani trans che sono cacciate di casa? Che assistenza psicologica e legale viene garantita alla prostitute che denunciano i propri sfruttatori? Quali politiche culturali sono adottate per educare alla diversità? Gli strumenti sono cambiati, ma le persone trans sono ancora sconosciute alle Istituzioni che con le loro condotte omissive, continuano a esiliare e confinare le persone trans ai margini della società. È il terzo grave episodio di violenza transfobica in pochi mesi. È evidente che si tratta di un attacco anche politico alle istituzioni cittadine sensibili alle problematiche LGBT. E proprio alle istituzioni locali l’associazione trans napoli chiede un incontro per intervenire e far cessare questa violenza restando il attesa che la legge contro l’omofobia venga approvata”.

Nel condannare questo nuovo episodio di violenza Daniela Falanga di Arcigay lancia una proposta a Palazzo San Giacomo, che vede d’accordo anche Atn: “L’ex base NATO ha a disposizione un spazio immenso e diversi stabili da poter strutturare come centri di accoglienza. Si potrebbe offrire a Napoli uno spazio enorme in cui poter gestire tutti i casi sensibili, invece di veder andare tutto allo sfascio.  In una città complicata quale la nostra, un modo per garantire dignità a tutti”.

Proprio questa proposta si collega alla seconda notizia del giorno. Il 23 giugno la porta di Casa Fiorinda, l’unica casa per donne maltrattate presente a Napoli in un bene sottratto alla camorra che ha ascoltato e messo in protezione più di 200 donne è stata chiusa. “Casa Fiorinda, pur se prevista nel piano sociale di zona per la prossima programmazione, non ha avuto continuità perché il Comune di Napoli non ha emesso, in tempo, l’avviso pubblico per la prossima aggiudicazione.
Il Comune, si giustifica dicendo che non è stato messo ancora in condizione di programmare la prima annualità dell’attuale triennio di programmazione della 328 (2016-2018) perché la Regione non ha avviato ancora le procedure di trasferimento fondi. Contestualmente, la Regione, per poter aprire la procedura agli Ambiti Territoriali, attende dal Ministero il riparto del Fondo Nazionale Politiche Sociali e l’attribuzione alle Regioni dei fondi da appostare nel bilancio. Come al solito le responsabilità si rimpallano, n on si capisce di chi sono le responsabilità reali e le conseguenze, questo è invece certo e visibile, lo pagano le donne, chi ha bisogno di servizi, il welfare locale che appare sempre più debole”, così scrivono le “donne di Casa Fiorinda” gestita dalla coop sociale Dedalus.

Insomma, nel giorno della proclamazione c’è un campanello che squilla per Luigi de Magistris: è quello dei diritti e dei servizi di welfare per la città sui cui l’attesa è alta. Ora, dopo le promesse, deve arrivare la prova dei fatti.

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