Le “stese” e il degrado di Chiaia: come raccontare Napoli

 

 

A Napoli ogni giorno una “stesa”. Ai Quartieri spagnoli si trovano bossoli a terra quotidianamente. L’ultima in ordine di tempo questa notte, poco distante dall’ospedale Vecchio Pellegrini. Questo avviene in una città che è invasa dai turisti del periodo natalizio e che sta dibattendo e spaccandosi sull’installazione di “N’Albero”: la struttura di 40 metri sul lungomare liberato.

È difficile raccontare Napoli in questo momento. Se prendi un pezzo te ne sfuggono altri 10. I meccanismi criminali, pericolosi e privi di scrupoli, stanno diventando un nuovo arredo urbano: proiettili sull’asfalto e sui balconi. Eppure è insufficiente e riduttiva la narrazione con nuovi brand editoriali come la “paranza dei bambini”, soprattutto se sono frutto di un’invenzione narrativa scritta in un altro Paese, mentre si è stati appena condannati per plagio (Condanna definitiva di appello per il romanzo Gomorra).

Occorre inquadrare, innanzitutto, il contesto. Sullo sfondo ci sono i dati della situazione economica e sociale, quelli della Svimez e del Rapporto Save The Children che ci raccontano di un Sud, Napoli in testa, ridotto all’area più depressa d’Europa.

Chi ci prova

C’è chi ci sta provando a mettere in primo piano la condizione di vita nei rioni popolari. Il 16 dicembre ci sarà una nuova manifestazione di UnPopoloInCammino: “Allo sfruttamento del territorio imposto dalle ecomafie, alla camorra che cerca di spartirsi i nostri quartieri, e chiediamo con forza risposte sociali perché le mafie si sconfiggono soprattutto con il lavoro e con la scuola.

Il 16dicembre saremo in piazza a Napoli per una grande manifestazione contro le camorre e per la giustizia sociale. Invitiamo tutti i cittadini, tutte le realtà organizzate a partecipare a una manifestazione che ha valore non solo locale ma nazionale: le camorre sono un problema di tutto il paese, non solo di Napoli e del Sud. Vogliamo risposte vere, strutturali: non ce ne facciamo nulla dei militari o di pochi spiccioli per qualche intervento a pioggia. Bisogna dare lavoro ai giovani di Napoli. Bisogna garantire a tutte e tutti il pieno diritto allo studio. Dalle scuole e dal lavoro parte il riscatto di Napoli e del Sud”.

Il degrado della Napoli “Bene”

È un tessuto sociale e umano che va ricostruito. I problemi non possono gravare sulle spalle di chi si impegna ogni giorno. Manca una responsabilizzazione collettiva, a partire dalla cosiddetta “Napoli bene” o addirittura dai principali organi di stampa. Di fronte al suicidio di un giovane migrante nella villa comunale la notizia è diventata “il degrado della villa comunale” (senza considera le questioni di ordine deontologico in questi casi). Siamo di fronte a una forma di disumanità che incrosta tutto il corpo cittadino. Questa è la stessa parte della città che chiede il coprifuoco e i militari per difendere i propri figli dopo le risse nella zona dei baretti di Chiaia. Non entra nel dibattito, invece, la questione minorile e le politiche di inclusione per le future generazioni: la Napoli dei bambini mai nata.

Occorre entrare dentro questa città e farla parlare. Magari ci dirà cosa che non vorremmo sentire, ma sarà la verità e non un banale copia-incolla.

(Si ringrazia Roberta Basile/Kontrolab per le foto)

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