A Napoli c’è chi non si schiera con le chiacchiere, ma con i fatti

massimo

Solo ora si stanno spegnendo i fuochi del blablabla tra Saviano e de Magistris. Uno scontro di cui si poteva fare a meno, una lotta “tra due narcisismi” come ha sapientemente analizzato Aldo Masullo. La Napoli delle chiacchiere si è schierata, legittimamente. Sullo sfondo ci sono argomenti seri, ma restano opachi di fronte un meccanismo di marketing: quello dello scrittore che attacca il sindaco mentre ha un libro in promozione (per chi conosce un po’ i meccanismi editoriali non è una novità) e la risposta dai toni spinti dell’ex pm (in città ha raccolto consenso).

Tutto legittimo ma tremendamente noioso. E quasi ci sente come rifugiati politici nella propria città.

Napoli va raccontata su ciò che fa e non sulle parole dette o scritte. Ed è per questo che bisogna distinguere le chiacchiere dai fatti. Ed ecco alcune questioni che, magari, possono permettere di fare una distinzione.

Sparatoria alla Maddalena. Una bimba di 10 anni colpita al piede e 3 migranti sono stati feriti dai colpi di pistola di chi vuole riscuotere il pizzo sulla miseria nei mercatini della Ferrovia (evento da cui è partita la bolgia tra i due contendenti) ecco chi fa: oggi a Forcella manifestazione di UnPopoloInCammino (parrocchie, precari Bros, Insurgencia) che il 31 dicembre aveva già ricordato Maikol Russo con una targa insieme alla moglie Angela e ai parenti della vittima innocente.

Emergenza freddo. In Campania ci sono stati 2 morti. Quella di Angelo ad Avellino tra mille polemiche per una morte evitabile e quella di un clochard immigrato ad Aversa. Da sabato molti napoletani si sono mobilitati. Nonostante il Comune non abbia riattivato l’Unità di strada le coop sociali hanno deciso di farlo volontariamente. Molti singoli cittadini si stanno mobilitando per la raccolta di coperte e indumenti. E l’ex Opg Je so pazz ha deciso di aprire le porte del centro sociale a tutti i senza dimora che hanno bisogno di un riparo.

Negli stessi giorni della feroce polemica è quasi passato in secondo piano il secondo anniversario della morte di Pino Daniele. Grazie al giornale Identità Insorgenti e altre associazioni piazza Plebiscito non è rimasta vuota ma si è riempita di napoletani che anno ricordato il cantautore della “nuova napoletanità”.

Sono solo tre esempi, ce ne sarebbero molti altri. Penso al Larsec di Secondigliano, alle associazioni e ai comitati di Napoli Est o a quelli di Soccavo, alle battaglie di Bagnoli Libera, al tessuto sociale costruttivo di Scampìa o al processo di rinascita del rione Sanità.

Poi nel caso si attendono fatti dal Governo per quanto riguarda l’investimento sulle forze di prevenzione al crimine. E dallo stesso sindaco attendono  anche tutti i rioni oltre la stazione centrale: quei quartieri senza nemmeno alberi (quelli veri, non i tubi innocenti sul Lungomare).

Credo possano essere sufficienti per distinguere le chiacchiere dai fatti, il racconto di Napoli dal marketing di un narcisismo di cui non abbiamo bisogno. A chi specula, in qualsiasi modo, rispondete con l’ironia di Massimo e con le parole di Pino: lì ci sono ancora i riferimenti di una Napoli che mai resta ferma e sempre cambierà restando un luogo unico per il mondo.

 

 

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