SCUOLA: A S.GIORGIO 40 GENITORI E IL DIRITTO ALLA MENSA PER I “NON RESIDENTI”

MENSA

Immagine dal sito del comune di Grosseto

La discriminazione sulla base della residenza nella stessa città metropolitana. No, non riguarda migranti o profughi ma i bambini di una scuola dello stesso territorio provinciale. Succede in provincia di Napoli, a San Giorgio a Cremano che diede i natali al grande Massimo Troisi.

Quest’anno l’amministrazione comunale, con una delibera, ha innalzato il costo della mensa scolastica per i non residenti (famiglie che risiedono i quartieri o comuni limitrofi, ndr) quasi del doppio non dando la possibilità di scelta visto che l’aumento si applica anche a chi ha iniziato da più di un anno il ciclo scolastico. Le famiglie, inoltre, non possono neanche avere un prezzo agevolato portando il modello ISEE poiché non è preso in considerazione per i non residenti. Il costo è passato  da 2,48€ a 4,21€ solo per i non residenti. E qui sono partite le richieste di un gruppo di genitori al primo cittadino Giorgio Zinno.

Un altro fronte di mamme e papà si è rivolto al dirigente scolastico Guglielmo Rispoli del plesso Gianni Rodari :“In questo modo non si tiene conto delle difficoltà economiche, di chi ha più di un figlio nella stessa scuola né come dicevo dei diritti acquisiti di quei bambini che hanno iniziato un percorso didattico con un gruppo classe e che si vedono oggi discriminati e considerati scolari di serie B solo perché non residenti”.

“Dopo svariati tentativi siamo riusciti ad ottenere un incontro col dirigente scolastico che ha ricevuto l’11 Ottobre circa 40 genitori che gli hanno dato un comunicato in cui si sentono discriminati per la scelta tra residenti e non residenti. Dall’incontro è emersa da parte nostra una volontà a voler trovare soluzioni alternative, che potessero contemplare anche un uso misto del pasto.  Il dirigente ha dichiarato che ci avrebbe fatto sapere, che avrebbe parlato col sindaco e nel caso avrebbe trovato qualche forma alternativa.  Purtroppo non abbiamo avuto risposta ma solo una comunicazione ufficiale”.

Il 23 Ottobre è iniziato il tempo prolungato. Il gruppo di genitori ha mandato i figli a scuola con il pasto da casa con una lettera in cui sollevano la scuola da ogni responsabilità relativa al consumo del pasto domestico, alle modalità di conservazione e alla qualità degli alimenti introdotti a scuola. La situazione, però, ha comportato pressioni su alcune mamme chiamate a ritirare il proprio figlio: “ma noi come d’accordo abbiamo risposto che non saremmo potuti andare perché non potevamo e che il bambino non sarebbe rimasto digiuno perché provvisto di pasto”.

Gli stessi genitori hanno anche ricordato la nota del Miur e una comunicazione di una scuola italiana di un’altra regione dove si può scegliere cosa fare: “quindi significa che è possibile, la nostra idea è di lasciare i bambini a scuola anche se ci chiamano per doverli ritirare. Non siamo disposti a prendere i bambini a pranzo e farli rientrare dopo un’ora che è quello che ci è stato proposto”.  E oggi è stata fatta richiesta anche per un incontro al sindaco Zinno.

Insomma, tra discriminazioni di condominio tra residenti e non con questioni legate a battere cassa un solo invito: lasciate in pace i bambini e, soprattutto, non lasciateli a digiuno.

 

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