Il senso del Mondo

Cosa succede nel mondo? La semplicità di questa domanda è tutta nella complessità della sua risposta. In primis perché, come per tante domande, non esiste una risposta unica e onnicomprensiva. In secondo perché le notizie estere rappresentano da sempre un patrimonio di informazioni la cui gestione, attenta o scellerata, ha fatto propendere interi popoli e nazioni verso una direzione o la sua opposta.
Purtroppo da quando il dibattito politico nazionale è impoverito dalla mancanza di una vera e propria classe dirigente (a spanna si potrebbe dire da Silvio ad oggi), la composizione delle prime pagine e più in generale dell’informazione italiana si è adeguata anche in questo andando ad eliminare ogni contributo di rilievo alla discussione. Ovviamente si semplifica e tanto, ma gli Igor Mann, i Demetrio Volcic e i Gianni Minà dei giorni nostri sono stati sostituiti da zelanti deskisti (novelli e inconsapevoli cekisti) che pubblicano senza troppa attenzione le veline delle agenzie di stampa internazionali senza molto spesso neanche modificare il titolo originale, con refusi annessi, limitandosi a “condividere” con il lettore il pensiero di questo o quel paese, di questo o quel potentato.
Per anni ho avuto la possibilità di dare il mio contributo, la mia visione, le mie notizie su tematiche che ho ritenuto degne di nota e che a mio parere non ricevevano l’eco che meritavano (più per incapacità/indifferenza altrui che per qualità personali). Grazie a questa bella iniziativa, proverò a riannodare i fili del discorso e a condividere con chi vorrà ragionamenti, analisi e quindi informazioni su ciò che ci circonda.
Una breve considerazione a parte merita la galassia social, vero regno ormai dell’informazione. Lì è infatti possibile trovare tutto e il suo contrario (e infatti i giorniali fagociatono per primi quanto vomitato sul web senza spesso poter o voler verificare fonti, dati e notizie), in un mare magnum informativo che non dorme mai e che per definizione, data la sua complessità, rendere ogni analisi più complessa e potenzialmente pericolosa. Senza volermi addentrare nel ginepraio di concetti quali fakenwes, debunking, fact-checking e così via, vorrei solo sottolineare come l’autorevolezza di un tempo dell’analisi giornalistica (con tutti i suoi limiti e le eterodirezioni) abbia – in generale -, ceduto il passo al caos informativo fatto di collage di notizie e numeri. Il web, in ogni caso, rappresenta una grande risorsa e soprattutto un “fatto” cui non si può prescindere e per questo deve essere utilizzato razionalmente come supporto e strumento.
In questo primo contributo, di concetto più che di merito, voglio cogliere subito tale opportunità per fare un parallelismo tra l’anoressia di notizie estere sulla stampa italiana e quanto accande negli Stati Uniti d’America. Nell’immaginario collettivo occidentale Washington ha rappresentato il parametro positivo in termini di presenza globale, di capacità comunicativa e acume giornalistico. Negli Usa tutto era più grande, più fico, più bello. E forse, dico forse, lo è ancora (non sono un americanista). Tuttavia posso dire che la stampa nazionale nordamericana sembra vivere un momento molto simile a quello italiano. Non per questioni di qualità o di risorse, ci mancherebbe, ma perché leggendo spesso tre delle loro testate più autorevoli (Washington Post, New York Times, Los Angeles Times), ho potuto notare come da quella parte dell’Atlantico ormai l’attenzione sia focalizzata quasi esclusivamente sulle gesta dell’attuale amministrazione Trump.
E, per quanto mi riguarda, non è “troppo” importante come si parli del tycoon dal ciuffo indomito (molti sono apertamente schierati contro il Presidente), ma risalta quanto l’attenzione di analisti, giornalisti e quindi risorse sia incentrata tutta internamente perdendo così di vista (o meglio facendocene perdere a noi lettori) ciò che accade nel mondo, perdendo la voce di grandi giornalisti che hanno raccontato i principali avvenimenti del secolo scorso e impoverendo l’analisi di ciò che accade anche all’interno del paese che piaccia o meno detta, almeno in larga parte, l’agenda delle priorità mondiali.
Basti pensare, come unico ed esemplificativo esempio, alla scarsa attenzione mostrata dalle testate d’oltreoceano alla conferenza Cop24 e, più in generale, al tema dei cambiamenti climatici. Un tema che dovrebbe rappresentare, più o meno quotidianamente, l’apertura di ogni giornale e che invece è relegata troppo spesso ad una breve. La stampa a Stelle e Strisce avrebbe l’autorevolezza e la capacità di raccontarci qual è la situazione e cosa si potrebbe e dovrebbe fare, ma sembra anch’essa persa nella bagarre interna che per quanto sacrosanta riflette la miopia sistemica del nostro tempo.

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