ACCOGLIENZA, IL LAVORO DEGLI OPERATORI IN UN CONTESTO “NEOCOLONIALE”: IL LIBRO “LA PORTA DEL MARE”

Migranti, istituzioni dell’accoglienza, il lavoro degli operatori e un nuovo colonialismo. Sono i temi del libro “La Porta del mare” pubblicato da Sensibili alle Foglie. Si fonda sulle esperienze lavorative all’interno di alcune delle nuove istituzioni per richiedenti asilo e protezione umanitaria, svoltosi tra la primavera e l’autunno del 2017 a Milano.

Il volume pubblicato da Sensibili alle foglie e curato da Giulia Spada e Nicola Valentino è stato presentato il 9 febbraio a Napoli, negli spazi di Santa fede liberata (nella foto a sinistra). La presentazione sarà introdotta da Francesco Maranta, portavoce del Forum Diritti e Salute: “Questo libro non è soltanto un volume ma è la testimonianza di chi ha operato e opera nei centri di accoglienza. Questa inchiesta svela quali sono i meccanismi per assoggettare ai poteri forti europei i migranti. In primis l’Italia e tutta l’Europa in modo sottile ripropone un nuovo colonialismo. È vero o no che chi emigra ha una necessità di sopravvivere? Di fronte a questo desiderio umano l’Occidente non sta organizzando un’accoglienza ma sta imponendo delle regole affinchè delle persone, perché parliamo di essere umani, si predispongano ad essere ubbidienti, flessibili e funzionali. Questo è un libro utilissimo per approfondire e fa intravedere questi dispositivi a cui tutti i popoli europei sono costretti, a cominciare dai lavoratori: se si è poveri il diritto non vale”.

Il cantiere

Alla ricerca hanno partecipato operatori e operatrici che lavorano all’interno di queste strutture di “accoglienza” e che aderiscono al collettivo autogestito Laboratorio Torri di Babele. Dalla ricerca emerge che il circuito istituzionale, che inizia con la porta del mare, è caratterizzato dalla presenza di istituzioni totali a impronta coloniale che lavorano all’assoggettamento delle persone “ospitate”.

Un’orma che è anche retaggio del passato coloniale europeo e italiano. Il cantiere narra diversi momenti conflittuali fra l’immaginario di accoglienza promosso da questo gruppo di operatori e operatrici, che si basa sul rispetto dell’autonomia e dell’autodeterminazione dei migranti, e le visioni istituzionali sintetizzabili nel motto: “Bisogna insegnar loro come si vive in Italia”.

Lavoro nell’accoglienza e nelle sue istituzioni totali dentro uno scenario neocoloniale, dunque. Su questa doppia traccia ai nostri microfoni parla uno dei curatori del libro Nicola Valentino:

 

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