Social, no-Vax e populismo, il germe malato della finta democrazia

foto tratta dal sito: pazienti.it

In inglese si usa la sigla MMP (measles, mumps e rubella) quando si parla di morbillo, paraotite e rosolia. Tre malattie che tutti conosciamo e che, ormai, siamo abiutuati a considerarle come routine vaccinale del percorso di crescita di ogni bambino.
Una routine che, tuttavia, da circa tre anni è messa sotto attacco da violentissime campagne mediatiche portate avanti prevalentemente sui social network.
Ad analizzare quanto sta succedendo in Italia e nel mondo ci pensa la CNN, tra le principali emittenti televisive USA, che attraverso una lungo articolo (qui il link) mette in fila dati, numeri, nomi e conseguenze del fenomeno no vax e, più in generale, della tendenza a contestare evidenze scientifiche e cliniche con argomentazioni fasulle e del tutto distanti dalla conoscenza della materia o dei fatti.
Partendo dall’Italia i freddi numeri riportano che nel 2017 i casi di morbillo sono stati 5.004, il secondo dato più alto europeo dopo la Romania. Il Belpaese poi ha il poco piacevole primato di detenere il 34 per cento dei casi di morbillo dei paesi dell’area econonmica europea* (considerando che l’Italia ha circa l’11.7% del totale degli abitanti dell’area).
E se dalle nostre parti non va bene, nel resto del mondo va anche peggio. Secondo i dati del WHO (Organizzazione mondiale della Sanità), nei 183 paesi sotto monitoraggio i casi di morbillo registrati tra il gennaio 2018 e quello di quest’anno sono cresciuti del 50 per cento, sebbene fino a pochi anni fa (2016) i casi di morbillo avessero registrato la costante diminuzione da quando è stata introdotta la vaccinazione. Il punto di svolta, in negativo, è staot il 2017 anno in cui si è registrata la prima brusca inversione di tendenza verso la crescita dei casi registrati.
Per chiarire il messaggio lo stesso WHO ha spiegato in un documento: “La vaccinazione è una delle migliori pratiche per evitare l’insorgenza di queste malattie, al momento previene la morte di circa 3 milioni di persone l’anno e si potrebbero salvare altri 1.5 milioni di persone se tale protezione venisse effettuata in tutto il mondo”.
Gli esperti sono unanimi nel ritenere che tale situazione sia strettamente legata alla crescita del movimento no vax, in Europa come negli USA (basti pensare che tra i principali finanziatori delle campagne anti vaccini c’è l’ex coppia di Hollywood Jim Carrey e Jenny McCarthy), che attraverso post e video sui social network ha diffuso dati e conclusioni del tutto infondate relative dell’utilizzo dei vaccini, portando un numero sempre crescente di persone – del tutto disinformate sul tema e impreparate a comprendere rilevanze scientifiche e dati virologici –, a rischiare la vita dei propri figli per seguire quanto urlato sul web.
La scienza per sua stessa natura è basata sul principio del mettere sempre in discussione tutto, nel verificare costantemente le evidenze e confutare dati e teorie. Ciò che emerge dalla posizione no vax, tuttavia, non è la confutazione di dati scientifici con altri dati, con altre teorie verificate (o in corso di) che puntino a migliorare le conoscenze esistenti.
È opinione comune che si tratti di una forma di oscurantismo, una sorta di decostruttivismo scientifico (nella peggiore accezione possibile del movimento architettonico, s’intende) che oppone teorie “astratte” al patrimonio di dati e conoscenze costriuto fino ad oggi e che ha permesso di debellare (o far diminuire sensibilmente) tante malattie che hanno flagellato il mondo per secoli. Per fortuna, è notizie di queste ore, i principali social netwotk (Youtube e Facebook tra gli altri), hanno dichiarato di essere pronti a limitare la presenza di contenuti fantasiosi e non verificabili sui propri canali, al fine di provare ad arginare il mare di ignoranza e falsità che riempe il web e che ha come vittime tutti coloro che non hanno gli strumenti per poter comprendere a fondo le materie in discussione.
La crescita del movimento no vax è stata spesso associata ad altri fenomeni sociali e politici molto pericolosi come la crescita del populismo e del sovranismo che hanno, di fatto, alla base della propria narrativa – violenta, disinformata e disinformate –, proprio l’assenza di conoscenze specifiche e argomenti solidi a sostegno di quanto si afferma. La cosiddetta crisi dei valori ha oggi forse ha trovato una vera concretizzazione nella nostra società, poiché questi fenomeni socio-politici contrappongono, in ultima analisi, la conoscenza, la cultura, lo studio a slogan e urla. Questi movimenti, spesso violenti dal punto di vista verbale o fisico, mettono in discussione le istituzioni non con teorie alternative, con fatti o conoscenze, ma con frasi ad effetto che colpiscono l’immaginario delle persone (più deboli) attraverso semplici affermazioni spesso false o distorte, che sobillano gli istinti primari di ognuno di noi, facendoci perdere gran parte della nostra umanità. La battaglia culturale cui tutti noi siamo chiamati non riguarda il non mettere in dubbio la scienza o le istituzioni, ma il costruire una cosicenza critica che dubitando proponga delle alternative solide, comprovabili e sostenibili per il pianeta e per tutte le forme di vita che lo abitano.

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