L’ANALISI / TRA ASTENSIONE E DELUSIONE: “SERVE UN FRONTE UNITARIO DI CLASSE”

La Lega ha il 19%, il PD il 12%, il M5S il 9,5%. Questi sono i risultati che i tre maggiori partiti hanno conseguito alle elezioni europee 2019 se si considera l’intero corpo elettorale. Gli orientamenti e la composizione di quel 44%, che non ha votato e che da anni non vota, pesa enormemente sugli ormai frequenti capovolgimenti di leadership.

Berlusconi, Renzi, Di Maio ed ora Salvini rappresentano uno scenario politico a scarsa differenziazione di scelte economiche sociali e istituzionali. Qui non si vuole negare lo spostamento a destra dell’asse di governo si vuole solo sostenere che l’incremento delle politiche repressive sul terreno della democrazia, delle strategie dell’accoglienza, delle scelte di impresa e del diritto civile e del lavoro matura su anni di involuzione delle ricette di compatibilità per le politiche fiscali, dei redditi, dell’assetto istituzionale.

Lo spostamento a destra sul tema dell’immigrazione, sulla composizione e il ruolo del parlamento, sul diritto alla pensione, sulla stabilità del salario e del rapporto di lavoro è avvenuto con governi di centrosinistra. L’astensione delle masse popolari matura su una tale vicenda e resta in attesa di una proposta politica e organizzativa per tornare in campo e aprire umo scontro di classe, sindacale e politico.

Se si guarda alla campagna elettorale e ai soggetti protagonisti, ci si rende conto che un chiacchiericcio costante, tenuto soprattutto sui social, ha annebbiato la sostanza della furiosa battaglia in corso nell’assetto dell’economia e dello stato borghese. Grandi gruppi, famiglie di fondi internazionali, società specializzate nella gestione del consenso di massa promuovono una epocale redistribuzione della composizione proprietaria, della localizzazione territoriale e dell’orientamento merceologico con espressa finalità di compressione di salari e diritti del lavoro e della vita. Mentre si svolgeva la propaganda elettorale a mezzo della stupidità di interminabili flash mob Fca e Renault stavano contrattando una fusione che muta profondamente la qualità e la localizzazione della produzione dell’auto.

Il silenzio della sinistra e del sindacato confederale è mostruoso. La riflessione che qui si svolge non vuole negare i tratti di nera prospettiva che il voto di massa alla lega comporta, ma segnalare che non c’è stata la conquista della maggioranza del popolo italiano; anzi resta molto aperta la possibilità di una risposta democratica e di sinistra se si cominciano ad affrontare problemi strutturali quali la restituzione del potere di controllo operaio sulla produzione e il lavoro su base continentale, sulle linee di investimento, sulla qualità delle infrastrutture e dei grandi servizi sociali a rete (sanità trasporti istruzione comunicazioni), sulla continuità del diritto al salario e alla pensione.

La delusione del mandato popolare conferito ai 5 stelle nel marzo dello scorso anno può offrire l’opportunità per costruire un fronte unitario di massa per una politica e un sindacato di classe.

Francesco MarantaForum Diritti e Salute

 

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