CORONAVIRUS: PANDEMIE E L’APOCALISSE CLIMATICA, IL MODELLO CAPITALISTA VA FERMATO – IL DIBATTITO

Il capo del governo del nostro paese insieme a amministratori Regionali e Comunali e partiti di centrosinistra e centrodestra a gran voce chiedono più posti letto, più reparti di terapia intensiva, più ospedali. Un tempo c’erano. Le politiche recessive dei governi di ogni colore li hanno dismessi cancellati ceduto al mercato speculativo della sanità privata. Hanno deriso e combattuto con la violenza la difesa popolare, le nostre lotte per una efficiente sanità pubblica.
L’emergenza che ci trova impreparati sta scaricando sulla professionalità e l’abnegazione del comparto medico sanitario il compito enorme di coprire le insufficienze. La popolazione più debole, gli anziani, i poveri che non possono volare nei rifugi sicuri stanno pagando un alto prezzo di sangue.
La sanità privata che in questi anni ha incassato altissimi profitti si è defilata, non ha neanche accolto le richieste di intervento per le patologie diverse dal covid19.. Ecco cosa appare drammaticamente palese: solo il sistema pubblico può assolvere alla necessità primaria generale di salute pubblica. La nostra resistenza non è stata inutile per salvaguardare le realtà pubbliche (nosocomi e ricerca)che ora stanno reggendo lo sforzo.
Ma è tutto il modello produttivo e di consumi, quello redistributivo e dei redditi, della struttura di potere del capitalismo che mostra la connaturata prevalenza degli interessi di mercato sulle esigenze umane e ambientali. Un sistema che in ritardo  si è fermato  dinanzi alle minacce alla nostra specie e al suo habitat, pena l’estinzione  sociale ed economica. Il virus si è diffuso  perché non è stato disinnescato  il meccanismo della schiavitù salariata di massa. I decreti del governo hanno solo impoverito le libertà personali per una parte minima della popolazione. Si vedano le immagini delle metropolitane affollate da lavoratrici e lavoratori obbligati con il ricatto del licenziamento a raggiungere i luoghi di lavoro.
Questa emergenza ci dice che il produrre per poter di nuovo produrre porta alla conclusione della millenaria esperienza della specie umana. I drammatici mutamenti climatici che provocano disastri e stragi di massa tra uomini animali e specie vegetali, la diffusione dei processi di impoverimento alimentare culturale sociale e di accesso ai servizi, determinano conflitti ormai vicini alla ingovernabilità. L’estensione delle politiche sovraniste, che in queste settimane negano la solidarietà nella distribuzione dei presidi sanitari e dei risultati della ricerca scientifica, hanno colmato il mondo di guerre, di dittature e profughi.
Sono i governi sudditi dei grandi poteri globali a determinare le condizioni per nuove apocalissi climatiche e nuove pandemie comprimendo sempre più le popolazioni in grandi metropoli, sterminate periferie; alterando il rapporto tra le specie. E poi, senza dietrologie confuse,  sarebbe necessario rendere intellegibili le linee di ricerca dei laboratori militari e dei centri privati monopolistici dedicati alla gara per il controllo delle riproduzioni batteriologiche e della struttura della vita.
Agiamo ora nell’immediatezza ad arginare il disastro a sostenere gli sforzi delle categorie del lavoro che sono al fronte. Ma la nostra critica, le nostre proposte devono riprendere il loro corso, sperando di trovare il mondo sindacale e della sinistra disponibile ad avviare una fase nuova di rivendicazioni e di lotta generalizzate. Ripensare al modello di sviluppo non e’ piu rinviabile. Porre fine alle guerre e alle menzogne  che le sostengono dev’essere il primo obiettivo per prendersi cura dei popoli del pianeta.
Vincenzo Gagliano – Enzo Iorio del Forum Diritti e Salute

One thought

  1. Siamo arrivati alla preoccupazione che aveva Marx nel lontano 1800, quando affermava che il capitalismo era un meccanismo che si sarebbe inceppato, perché il benessere non poteva essere distribuito solo in un terzo del mondo e gestito dai pochi. Adesso che c’erano bisogno……..
    Purtroppo non ci sono più i comunisti in campo.

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