COVID-19, “IO RESTO A CASA” DIVENTA UNA MINACCIA PER CHI NON HA NULLA: IN GIOCO DIRITTI E LIBERTÀ

Restate a casa. Non è solo un utile consiglio per fronteggiare la minaccia del covid19 e per la tutela della salute pubblica. È anche una minaccia articolata in più divieti e sostenuta da molteplici sanzioni. In alcuni casi è previsto l’arresto. Restano a casa anche gli ammalati di Covid. A casa rinchiusi i sofferenti psichici, nessun sostegno, disperati. I familiari soli attaccati ai telefoni per chiedere aiuto. Strutture ospedaliere dismesse restano nell’abbandono. Fiumi di soldi incominciano a circolare per sostenere l’emergenza.

Tutti noi abbiamo più o meno rispettato la relegazione domestica con l’ausilio dei mezzi di comunicazione e di svago, numerosi costituzionalisti psicologi sociologi hanno analizzato i mutamenti sostanziali determinatisi nel corpo del diritto pubblico e privato. Ma rimane fuori dall’interesse primario la sorte delle donne e degli uomini che non possono restare a casa perché non c’è l’hanno o ne hanno una troppo stretta e chiusa da sbarre.

Non affiora la difficoltà ora rischiosa di chi ha redditi miseri e che per mangiare ha necessità di recarsi ogni giorno presso i centri di accoglienza. Non si vedono in tv le condizioni igieniche dei campi ove recludono i migranti o dove vivono abbandonati dalla civiltà il popolo sinti e rom.

Senza casa

Le persone prive di alloggio in Italia sono più di 20000 e sono circa tre milioni gli italiani che ricorrono alle mense dei poveri. Dei 5 milioni e passa di immigrati che vivono nel nostro paese sono migliaia che dormono in tuguri abbandonati nelle dannate periferie delle grandi aree urbane e migliaia che sono costretti dal caporalato e dal capitalismo agrario a occupare tende inaccoglienti, senza servizi igienici.​ I fendenti assestati allo stato sociale e alla legislazione di tutela del lavoro e del diritto alla casa dai governi degli ultimi decenni hanno impoverito centinaia di famiglie e smantellata l’assistenza pubblica. La recente introduzione del reddito di cittadinanza non riesce a coprire le esigenze di sopravvivenza.

Cosa dice il governo Conte a questi diseredati per tutelarsi dal virus? In quale casa devono rifugiarsi, come sopravvivere alle difficoltà di procurarsi cibo e medicinali? Ci sono migliaia di appartamenti sfitti e da anni inutilizzati bisogna procedere all’immediata requisizione per destinarli all’accoglienza, il rilancio di un patrimonio abitativo pubblico.​ Comuni e Regioni non possono affidarsi unicamente alle mense e alla carità del volontariato, occorre aprire sedi di confezionamento e distribuzione domiciliare di pasti per gli indigenti. Ma a questi obiettivi della prima ora deve seguire una legislazione di vero sostegno ai disoccupati e ai senza lavoro.

I reclusi

Sono più di 60000 i cittadini ospiti delle galere. Nei giorni scorsi 12 cittadini reclusi sono morti durante le rivolte scoppiate in tante carceri contro le misure restrittive previste dal governo e l’assenza di quelle a tutela della salute. Sono state sospese le visite e sono stati chiusi gli spacci. Cioè sono interrotti i canali attraverso i quali i reclusi si procuravano un po’ di cibo sano e nutriente. Invece non si è agito in maniera drastica per ridurre l’affollamento delle celle. Come si rispetta il “distanziamento sociale” così strombazzato se si è in troppi in una sola cella con un solo bagno. Le misure contenute nell’ultimo decreto di marzo non potranno alleviare una tale tragica situazione, ci sarebbe bisogno almeno di un indulto che liberi i detenuti che hanno da scontare pene lievi. Bisognerebbe far pervenire nelle carceri i presidi di tutela individuale per carcerati e personale di custodia. Del tutto simile è la condizione dei migranti rinchiusi negli Sprar, nei Cas e nei centri che chiamano di accoglienza ma sono strutture di reclusione. Ma alla loro salvaguardia non si fa cenno nella decretazione di marzo. Hanno persino deciso che loro non si ammalano di coronavirus.

I migranti

Degli oltre 5 milioni di persone del popolo migrante giunti in Italia a migliaia affollano i decadenti edifici abbandonati delle desolate periferie delle aree metropolitane, in migliaia sono costretti dal caporalato e dal malavitoso capitalismo agrario nelle tende malconce che non resistono al vento e al freddo, che non hanno servizi igienici. Una tale condizione già insopportabile e illegali in tempi tranquilli diventa una condanna al rischio di vita nell’esplosione dell’epidemia. C’è un obbligo costituzionale ad intervenire per ospitare tutte queste persone in estremo disagio in case decenti e misure di sostegno al reddito vanno garantite come si è fatto per gran parte dei lavoratori italiani.

I rom

Sono oltre centomila i sinti e rom nel nostro paese. La stragrande maggioranza risiede (con cittadinanza italiana) nei campi nomadi. Sappiamo cosa vuol dire. Sono discariche umane situate in luoghi malsani, accerchiate dal velenoso razzismo di ritorno. Più volte si è tentato di organizzare servizi alla collettività etnica e alle persone per rispettare le secolari consuetudini di vita, di filosofia e nel contempo assicurare igiene, sicurezza, formazione, accesso alla struttura sanitaria e sociale. Ora è il tempo per intervenire. Il nostro paese, nell’interesse generale della salute pubblica e del senso di umanità, può dare realizzazione alle aree attrezzate, alle sedi pubbliche per le relazioni di assistenza e di connessione tra stato e comunità.

“Resti a casa” chi governa

​Dunque, sono milioni le donne e gli uomini che non possono avere il diritto e il dovere di rispettare le misure di salvaguarda indicate dal governo. Ne va della validità del limite opposto al rischio, ma soprattutto è in gioco il fondamento costituzionale delle libertà e dei diritti. Rischiamo di uscire da questa fase drammatica con una sanità ancora più in declino e con una democrazia strappata in più punti. “Io #restoacasa” in tali condizioni è un invito da rivolgere ai nostri governanti, per troppi decenni hanno servito e riverito le lobby che hanno depredato il paese.

Francesco Maranta – Portavoce Forum Diritti salute

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