IL COVID-19 E LA PARALISI DEL CICLO RIFIUTI: L’INCUBO DELL’EMERGENZA IN UN’ESTATE DEI “FUOCHI”

Il lockdown per il Covid-19 può determinare la paralisi del ciclo rifiuti in tutto il Paese. L’allarme è stato lanciato dal Conai – Consorzio nazionale imballaggi – che dalle pagine del Sole24Ore ha spiegato quali sono i rischi per la raccolta differenziata Dalla plastica alla carta, dall’acciaio al legno, fatta eccezione per il vetro, sono gravissime le difficoltà in termini di ritiro, stoccaggio e riciclo. Il plasmix per esempio, la parte non riciclabile della plastica (60%), viene utilizzato per produrre collanti nei cementifici ora chiusi.

La parte riciclata, invece oggetto di esportazioni, adesso non può passare la frontiera mentre i centri di stoccaggio traboccano diventando facilmente oggetto di dubbi incendi. Al contrario, l’abbandono di rifiuti nelle campagne – fermandosi molti settori produttivi e tra questi quelli in nero – risulta stazionario.

Di fronte però di queste urgenze, le richieste avanzate dal Conai sono contestate dalla Rete Cittadinanza e Comunità (Consorzio Nazionale Imballaggi) risultano irricevibili: aumentare capacità termica degli inceneritori e la capacità annuale degli impianti di stoccaggio, creare nuove discariche.
Sullo sfondo si delinea un’estate torrida sul fronte rifiuti che potrebbe generare l’emergenza nella raccolta dei rifiuti solidi urbani e la paralisi della città con tutte le conseguenze sulla salute già provata dei cittadini per il coronavirus.

“Queste sono tutte soluzioni emergenziali che vanno nella direzione opposta a quella tracciata dall’Europa – scrive la Rete Cittadinanza e Comunità – mettono in serio pericolo la vita dei cittadini e si pongono esclusivamente a vantaggio di chi dagli affari sui rifiuti ha sempre tratto profitto”.

“Ci aspettiamo che il Ministero dell’Ambiente reagisca in maniera consona alle nostre richieste – concludono i comitati – e che la si smetta, una volta per tutte, di considerare i cittadini come carne da macello. A valle dell’inestricabile groviglio di scelte sbagliate fatte dall’alto e a 23 anni di distanza dal decreto Ronchi, com’è possibile che a pagare dobbiamo sempre essere noi?”

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