CAMPANIA, 4 DOMANDE A DE LUCA E LA RICHIESTA DEI PRIMARI OSPEDALIERI SUI CENTRI COVID-19

Dopo l’ennesimo video show del governatore Vincenzo De Luca che annuncia chiusura dei confini della Campania e la possibile fine del contagio in regione a metà maggio (con il rispetto delle restrizioni) si pongono alcune domande. Solo dopo un mese il presidente della Regione ha accettato di far flitrare 24 ore prima le domande dei giornalisti, poi selezionate dal suo ufficio stampa perché secondo De Luca “è inutile perdere tempo”.

Una prima domanda, senza filtri, riguarda la gestione del sistema sanitario campano, anche come commissario straordinario, in questa emergenza. Repubblica dà notizia che il Covid center costato 7,7 milioni nello spazio dell’Ospedale del mare al momento non ha nè pazienti nè medici.

Viene da chiedere: qual è la situazione dei tamponi  e dei dispositivi di sicurezza all’interno degli ospedali campani? Qual è la situazione del personale sanitario contagiato e quali procedure sono state attivate? Non era possibile riattivare ospedali già esistenti come l’Ascalesi e il San Gennaro? Quali sono i criteri per l’attivazione di un centro dedicato? Su queste ultime due domande si sono espressi anche i primari ospedalieri con il presidente dell’associazione nazionale Gaetano Romano.

Centri ad hoc in strutture esistenti e alta specializzazione del personale

“La situazione della sanità campana nell’emergenza Covid-19 deve partire da quella prima del virus: una situazione difficile per liste di attese e per la mancanza di personale”. Lo dice il presidente di Anpo, Associazione nazionale primari ospedalieri, Gaetano Romano.

. “In questo scenario di enorme criticità del nostro sistema sanitario, le patologie i malanni ‘ordinari’ si acutizzano, e gli ammalati esitano a farsi curare per paura di essere infettati – dice Romano – non è pensabile che nelle strutture ospedaliere campane ci possano essere reparti con pazienti affetti dal virus. Dovremmo concentrare i pazienti che hanno bisogno delle cure per il Covid-19 in strutture di alta specializzazione. E nemmeno è possibile coinvolgere un personale sanitario non sufficientemente preparato e proveniente da altri reparti per la cura di questi pazienti”.

La proposta del presidente di Anpo: “centri specializzati ad hoc utilizzando le strutture già esistenti, se pensiamo ad ospedali come il San Gennaro e Ascalesi. Questi centri devono avere il personale adibito e adeguato senza la movimentazione di figure professionali che non sanno cosa sia una terapia intensiva o una rianimazione. Bisogna adeguare la nostra sanità regionale prima che sia troppo tardi.

Il presidente dei chirurghi di Napoli e provincia lancia un appello affinchè “si possa tornare presto a dare fiducia ai pazienti affetti da altre patologie, senza che la paura possa vincere sulle cure e i controlli che necessitano”.

(giuseppe manzo)

 

One thought

  1. C’è da dire
    Che anche a chi non è del settore, la chiusura di ospedali, come i sopracitati, per oltre validi, è da considerare come una cosa assai balorda
    Tenendo conto anche delle difficoltà, legate al congestionato traffico che la contraddistingue
    Decisamente un non sense
    Il cui senso può solo fare capo alle scelte economiche (e non politiche) di creare emergenze per far salire i profitti
    In campania come altrove…

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