BRUNO MAZZA, FINE DEL CARCERE E UN PREMIO DI NARRATIVA: “E ORA I PROGETTI PER I BAMBINI DEL PARCO VERDE DI CAIVANO”

Articolo di Alessio Viscardi – Ha dovuto scontare diciotto mesi di reclusione per un reato vecchio, il cui processo è andato avanti per più di un decennio. Bruno Mazza è stato condannato nell’ottobre 2018 e soltanto qualche settimana fa -in piena emergenza Covid19- è uscito dal carcere, dopo che ripetutamente gli sono state negate misure alternative di reinserimento sociale.

Bruno ha un passato difficile, da giovanissimo è stato uno dei capizona nella piazza di spaccio del Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli. Era il braccio destro del boss e gestiva tutto il giro di eroina della zona. Arrestato mentre era diretto a compiere un omicidio, ha scontato più di dieci anni di carcere. Anni durante i quali si è ravveduto, cambiando vita.

Uscito di galera, Bruno ha visto morire suo fratello e quasi tutti i suoi compagni per droga. Ha deciso di dedicarsi anima e corpo a salvare i bambini del Parco Verde, togliendoli da quella strada dove la camorra li arruola come vedette e corrieri. Ha fondato l’associazione “Un’infanzia da vivere” tirando su un campo di calcio dove prima c’era una piazza di spaccio. Con i suoi tanti assistenti, ha ripulito le strade e le campagne dalle siringhe sporche utilizzate dai tossici per bucarsi. Ha realizzato progetti importanti, come la riqualificazione della villa comunale che da anni versava in uno stato di abbandono totale. Con la sua associazione stava vincendo tanti bandi per portare fondi e alternative in un posto dimenticato dallo Stato come Caivano.

Una strada che si è interrotta quando, dopo la condanna per un reato di cui lui si è sempre dichiarato innocente e che risaliva a quasi vent’anni prima, è stato ricondotto in carcere. Una contraddizione giuridica in un paese come l’Italia dove la pena dovrebbe avere come scopo il reinserimento sociale del detenuto, che nel caso di Bruno Mazza era già avvenuto. A nulla sono valse le numerose istanze presentate per chiedere affidi sociali o misure alternative al carcere. Bruno è rimasto in galera per tutto il tempo previsto dalla condanna.

Un tempo che Bruno non ha sprecato, ma anzi si è rimboccato le maniche per completare i suoi studi. Ha conseguito la qualifica alberghiera ed ha anche partecipato – qualificandosi tra le menzioni d’onore – a un concorso di narrativa: “Scritto di cuore” indetto dal Comune di Campobasso e dall’Unione Lettori Italiani (ULI). Il suo testo è una lettera indirizzata a un ragazzo del rione Sanità di Napoli, in bilico tra la malavita di strada e un percorso di legalità: “Volevo raccontagli la mia storia, gli sbagli che ho fatto da ragazzo e la morte che ho trovato quando sono uscito di carcere” – dice Bruno- “Devo ringraziare la professoressa di diritto, Nunzia Agugliaro, che mi ha aiutato tanto”.

Il Parco Verde di Caivano, però, è ancora lontano. Bruno non può rientrare a causa della quarantena per l’emergenza Coronavirus. Ha però tanti progetti in sospeso: “Abbiamo vinto tanti bandi di gara, progetti che devono essere solo avviati per aiutare i bambini di Caivano, che dopo mesi lontani da scuola avranno bisogno di ancora più attenzioni”.

(Alessio Viscardi)

One thought

  1. Lavorare per qusto articolo è stata un’esperienza davvero bella sia dal punto di vista didattico che umano, So che Bruno ce la farà

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