COVID-19, NORD VS SUD: LA VERA POSTA IN GIOCO DI UNO SCONTRO FINALE

Un attacco costante, studiato, mediatico. È quello che arriva dai settori del Nord Italia governati dalla Lega Nord con giornalisti e opinionisti conniventi contro Napoli e il Sud. Se in un primo momento sembrava la solita narrativa di colore e folkloristica, il tam tam mediatico è diventato puntuale, chirurgico.

Si è cominciato con la “Sicilia mafiosa” che assalta i supermercati e la fake news sull’assenteismo all’ospedale Cardarelli, archiviata dalla Procura di Napoli come “notizia infondata”. Poi si è passati con la foto della Pignasecca, quartiere del centro storico del capoluogo campano, che immortala un gruppo di persone in un vicolo stretto intente a fare la spesa: quella immagine è diventata “l’indisciplina dei napoletani che non rispettano le regole”.

Si aspettavano il picco contagioso al Sud, soprattutto a causa del disastroso sistema sanitario. E invece non è accaduto. Dal Mezzogiorno invece sono arrivate le prime pratiche di mutualismo spontaneo e solidarietà che hanno messo al centro il “tutto andrà bene, ma a chi”? E il #iorestoacasa ma se una casa non ce l’ho? Un capovolgimento sociale del paradigma tutto borghese e mainstream dello stare a casa come fonte di sicurezza.

Poi il livello dello scontro è iniziato a lievitare. Nord vs Sud assume i caratteri dello scontro sociale tra profitto e salute, interessi dei gruppi imprenditoriali e quelli di lavoratori, precari, disoccupati. L’attacco al Sud va di pari passo a quello contro le misure di sostegno al reddito o di un reddito di quarantena e di una patrimoniale come intervento fondamentale per redistribuire i costi di questa emergenza e crisi economica epocale. E, soprattutto, sono iniziate le inchieste della magistratura sul totale fallimento della gestione leghista del “modello lombardo”: migliaia di morti, ospedali infettati, assenza di dispositivi di sicurezza, lo scandalo della direttiva sulle Rsa.

In sequenza gli inviati di testate Rai si meravigliano che le strade di Napoli siano deserte, che il Cotugno è un’eccellenza raccontata da Sky news, che nella periferia est della città arrivano applausi ai mezzi di sanificazione delle forze dell’ordine “in quartieri dove le persone aggrediscono i poliziotti”. E ancora il mood lanciato dalla Palombelli: “al Nord il contagio si è diffuso perché lavorano”, a differenza del meridione fannullone.

Nelle ultime 24 ore si è passati a uno scontro politico tra le regioni con il governatore Zaia che lamenta un “Sud contro il Nord”, detto da un leghista è una battuta degna di Zelig. Il punto sta in quella cosa che si chiama autonomia differenziata, dopo il la riforma del titolo V della Costituzione: hanno voluto la gestione di settori cruciali come la sanità e l’incasso della tassazione ma ora chiedono aiuto allo Stato centrale perché un’intera classe dirigente leghista e di centro-destra è fallita sotto il dettato delle confindustrie regionali che hanno pressato per la non chiusura mentre esplodeva l’epidemia nel bergamasco e in tutte le province lombarde.

È in gioco un assetto di potere economico e politico che si è costruito negli ultimi 20 anni nel nostro Paese producendo fratture sociali e territoriali: ricchi patrimoni vs lavoro e fasce deboli, Nord vs Sud.

I peggiori alleati del Mezzogiorno

I dati Svimez degli ultimi 10 anni hanno delineato puntualmente l’azione chirurgica di un inasprimento della questione meridionale: emigrazione interna ed estera, impoverimento, spopolamento delle aree interne, de-industrializzazione, devastazione ambientale, zero infrastrutture, controllo mafioso.

In questo scenario arriva questo attacco che nel Mezzogiorno trova alcuni alleati “interni”. Sono gli sceriffi di ogni risma alla De Luca che spara la chiusura dei confini come un leghista qualunque. E sono certi sindaci alla De Magistris che in questo quadro vanno a difendere pizze e pizzaioli in diretta tv mentre il vecchio direttore Vittorio Feltri ripropone il sole e il mandolino.

Poi c’è il tema mafie e controllo del territorio. Sos Impresa è stata la prima a denunciare la disponibilità economica delle organizzazioni criminali a rilevare aziende o a praticare usura insinuandosi nelle maglie della forbice sociale e dell’impoverimento. Questo è un tema che non si può eludere e che deve trovare un’alleanza larga tra vari settori sociali, politici ed economici. Accanto a questo “virus secolare” c’è quello di una classe dirigente impreparata se non collusa in certi territori dove familismo, clientele e corruzione sono ancora la norma.

È il momento che i settori della cultura, del sindacalismo, delle arti e delle professioni del Meridione capiscano il cuore del problema. È una storia che si rinnova come fu scritto da Gramsci nella sua analisi su “Alcuni temi della quistione meridionale”: “l’intellettuale meridionale è democratico nella faccia contadina, reazionario nella faccia rivolta verso il grande proprietario e il governo” (p. 151); quell’intellettuale lega il contadino al latifondista in un “mostruoso blocco agrario” (p. 153) che funziona “da intermediario e da sorvegliante del capitalismo settentrionale e delle grandi banche” (ibidem). Pertanto vi è un nesso stretto fra questione meridionale e questione degli intellettuali”.

È nella piena consapevolezza di una condizione storica, politica, economica e sociale che si può centrare il cuore di questo scontro tenendo lontani atteggiamenti da “leghismo meridionalista” e mettendo al centro una visione che parta dalle disuguaglianze e da un nuovo modello economico.

Autore: Giuseppe Manzo

Journalist, press office, social media manager, blogger, author

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