CHE FINE HANNO FATTO I BAMBINI? A NAPOLI SCATTA LA PROTESTA DI GENITORI E INSEGNANTI

Ormai da due mesi, bambini e adolescenti sono scomparsi dal discorso e dallo spazio pubblico. Questa la denuncia di un gruppo autorganizzato di genitori, insegnanti ed educatori a suon di striscioni a Napoli. “I minori dovrebbero essere al centro delle riflessioni su cosa siano la salute e la cura; Ma neanche ieri sono stati citati nella conferenza stampa del Presidente del Consiglio che introduceva la cosiddetta Fase due, nonostante siano tra i soggetti che soffrono maggiormente le misure di isolamento domestico e di rigido distanziamento sociale adottate per contenere il contagio. Eppure, i bambini e i ragazzi hanno bisogni, desideri e diritti, che interrogano la società intera, non solo la famiglia e la scuola. E ci sono, e lasciano tracce in città: seguiamole, per restituire respiro, voce, spazio al futuro”, scrivono in una nota.

Oggi in piazza Dante, al Corso Vittorio Emanuele, a Bagnoli, sono stati esposti gli striscioni colorati con le sagome dei bambini.

Cosa vogliono

“Vogliamo affermare pratiche di cura della salute autogestite dal basso, come quella di individuare uno o più spazi aperti in ciascun quartiere dove poter passeggiare e giocare con i bambini con turnazioni e nel rispetto delle misure di distanziamento sociale.

Chiediamo misure di contenimento del contagio diverse, rispettose dei bisogni primari dei bambini, che sarebbero altrettanto se non più efficaci per la reciproca tutela, in comunità informate, responsabilizzate e responsabili.

Riteniamo che quando e come riaprire le scuole, vada deciso a partire dalla tutela della salute pubblica e del diritto allo studio. La scuola non può essere ridotta a servizio strumentale e funzionale a forzare le lavoratrici e i lavoratori a tornare a produrre in assenza di
sicurezza e in mancanza di una strategia trasparente e condivisa di uscita dall’emergenza sanitaria. Nell’immediato, la scuola nell’emergenza può e deve usare gli strumenti della didattica a distanza, ma per tentare di raggiungere e includere, certamente non per misurare e valutare gli alunni.

Pensiamo che se la riapertura delle scuole, qui in Italia, risulta così difficilmente praticabile in tempi brevi, a causa del “fenomeno” delle “classi pollaio”, la didattica a distanza non può essere la soluzione. È necessario, fin d’ora: (I) aumentare il numero degli insegnanti, (II) ridurre il numero degli alunni per classe, (III) prendere finalmente in considerazione nuovi spazi, anche all’aperto, come ambienti di apprendimento”

 

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