COVID-19: COSA BISOGNA FARE. L’ARTICOLO DEL PROFESSORE ANTONIO GIORDANO

Di Antonio Giordano – Negli ultimi due decenni ci sono stati tre focolai gravi di coronavirus: SARS-CoV (2002), MERS (2012) e il recentissimo focolaio di SARS-CoV-2, inizialmente diffuso nella città di Wuhan in Cina e poi in tutto il mondo. L’origine dei coronavirus è principalmente animale.

Quando questi tipi di virus attraversano la barriera di specie, riescono ad infettare l’uomo dando origine ad epidemie.  Le diverse infezioni da coronavirus hanno molte somiglianze rispetto alla loro trasmissione e patogenicità, e tutte hanno causato malattie respiratorie acute.

La differenza tra i vari tipi di coronavirus sta nel fatto che i quattro che provocano il raffreddore comune attaccano facilmente il tratto respiratorio superiore, mentre MERS-CoV e SARS-CoV riescono a infettare con maggiore successo le cellule dei polmoni. SARS-CoV-2, infine, riesce a colpire con grande efficienza sia il tratto respiratorio superiore che i polmoni.

L’ingresso del coronavirus nelle cellule ospiti è mediato dalla glicoproteina transmembrana spike (S) che fuoriesce dalla superficie virale e che comprende due subunità funzionali responsabili del legame con il recettore delle cellule ospiti. In particolare, la glicoproteina spike di SARS-CoV-2 ha un’alta affinità con ACE2 umano (hACE2) che potrebbe parzialmente spiegare l’efficiente trasmissione di SARS-CoV-2 nell’uomo, anche se l’esatto meccanismo di trasmissione non è ancora noto. Una volta che il materiale genetico del virus penetra nella cellula, utilizza i meccanismi molecolari dell’ospite per produrre nuove particelle virali. Questa progenie, poi, fuoriesce dalla cellula per andare ad infettare altre cellule. Inoltre, si è scoperto il coinvolgimento di un’ulteriore proteasi, la furina, che potrebbe causare la maggiore affinità di legame di SARS-CoV ‐ 2 al suo recettore e migliorare l’ingresso nel corpo umano di SARS-CoV-2.

Il virus può passare attraverso le mucose, in particolare la mucosa nasale e della laringe, per poi entrare nei polmoni attraverso il tratto respiratorio. I primi sintomi più comuni di infezione sono febbre e tosse. Possiamo dividere la fase clinica in tre momenti: la fase di viremia (il virus entra in circolo), la fase acuta (fase di polmonite) e la fase di recupero. Se la funzione immunitaria dei pazienti nella fase acuta è efficace e gli stessi non sono affetti da pregresse malattie di base, il virus potra’ essere efficacemente soppresso dall’organismo umano e il soggetto potra’ recuperare.

Se il paziente è più anziano o immunodepresso, il sistema immunitario non potra’ controllare efficacemente il virus nella fase acuta, per cui questi vedra’ aggravarsi le proprie condizioni anche per il fatto che, nel tentativo di fermare il virus, le cellule infette e il sistema immunitario producono una reazione immunitaria eccessiva cd. “tempesta di citochine” in grado di condurre a insufficienze d’organo multiple e alla morte. L’epidemia di COVID-19 è diventata una minaccia clinica per la popolazione generale e gli operatori sanitari di tutto il mondo.

Tuttavia, la conoscenza di questo nuovo virus rimane ancora limitata. L’opzione efficace della terapia antivirale e della vaccinazione è attualmente in fase di valutazione e di sviluppo. Ciò che possiamo fare è attuare, misure di controllo delle infezioni per prevenire la diffusione della SARS-CoV-2. Nel frattempo, le autorità sanitarie pubbliche dovrebbero continuare a monitorare la situazione: più impariamo a conoscere questo nuovo virus e i suoi focolai associati, meglio potremo rispondere.

 

 

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