OMOFOBIA E TRANSFOBIA, DOSSIER ARCIGAY: SU 138 CASI 21 SONO AL SUD E 74 AL NORD

Un totale di 138 episodi, dei quali 74 avvenuti nel Nord Italia, 30 al Centro, 21 al Sud e 13 nelle Isole. 32 vicende hanno a che fare con vere e proprie aggressioni, 13 sono adescamenti a scopo di rapina, ricatto o estorsione, 9 sono violenze familiari, 31 sono discriminazioni o insulti in luoghi pubblici, come bar o  ristoranti, 17 sono scritte infamanti su muri, auto, abitazioni, 25 sono episodi di hate speech e di incitazione all’odio, online e offline, scatenati da esponenti politici, gruppi, movimenti.

Sono questi i numeri del dossier di Arcigay per la Giornata mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia. “Maglia nera al Nord, – commenta Gabriele Piazzoni, presidente nazionale Arcigay – dove hanno avuto luogo più della metà delle storie censite e dove in effetti, in particolare in alcune città, abbiamo la sensazione concreta di un rafforzamento dell’istanza omotransfobica, spesso legittimata e reiterata anche dalle istituzioni. Ed è al Nord, infatti, che più di frequente perfino la politica attinge al linguaggio della violenza e dell’istigazione nei confronti delle persone lgbti. Sempre nel Nord si concentra uno dei fenomeni più preoccupanti che il rapporto ci rappresenta, non inedito, ma mai come quest’anno consolidato e ricorrente: gay maschi, spesso anziani ma non necessariamente, che vengono contattati da ragazzi giovani, di solito via chat. Ragazzi che poi incontrano ma dai quali vengono rapinati, o ricattati attraverso fotografie intime o sotto la minaccia di rivelare l’orientamento sessuale dell’uomo. Quello che un tempo era un fenomeno saltuario che riguardava di solito il degenerare di una relazione sexworker/cliente, oggi ha tutt’altre sembianze, cioè quelle di una trappola metodica rivolta a persone identificate come vulnerabili. Sono in tutto 13 gli episodi di questo tipo che la cronaca ha raccontato nell’ultimo anno. E ancora: al Nord si sono verificate la metà delle aggressioni (16 su 32) dei passati dodici mesi, avvenute quasi tutte per strada. Infine: guardiamo sempre con preoccupazione alle violenze familiari, presenti al Nord, come al Centro o al Sud, che quasi sempre restano nascoste ai media, ma che sono un fenomeno sempre presente e che registriamo quotidianamente attraverso le nostre reti associative, fenomeno che si è esasperato dopo le settimane di lockdown”.

Danno chiavi di lettura utili a leggere questa fotografia i dati comunicati due giorni fa dall’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione europea, relativi alla più grande ricerca mai realizzata sulla popolazione lgbti, con oltre 140mila persone intervistate provenienti da circa 30 Paesi (qui il report dell’Italia) .

“Il 62% delle persone lgbti intervistate nel nostro Paese – dice Piazzoni –  evita di tenere per mano il compagno o la compagna in pubblico e il 30% di loro si tiene alla larga da certi luoghi o certe zone per paura di essere aggredito o aggredita. Le persone lgbti visibili nel proprio contesto sono sotto la soglia del 40%, quindi oltre il 60% preferisce vivere nell’ombra. È questa invisibilità a produrre quella vulnerabilità che rende le persone lgbti ricattabili ed esposte a fortissime violenze psicologiche, prima ancora che fisiche. Ma per socializzare con serenità la propria condizione, una persona lgbti deve sentire attorno a sé un contesto sicuro e accogliente. A questo serve il grande lavoro culturale che da anni le associazioni come Arcigay portano avanti, a volte con grande sostegno delle istituzioni, altre volte superando i loro tentativi di censura. E a questo servirebbe una legge contro i crimini e le parole d’odio nei confronti delle persone lgbti, che da anni chiediamo e che sappiamo prossima al dibattito in aula. In quella battaglia il nostro faro sarà l’efficacia della norma e la sua corrispondenza alla domanda di giustizia che raccogliamo ogni giorno dalle persone colpite dall’odio”.

 

 

 

 

 

 

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