EDITORIALE – LA MAFIA NEL SISTEMA ECONOMICO: LA LOTTA COSTANTE COME MIGLIORE MEMORIA

L’edizione straordinaria del Tg3 di quel 23 maggio 1992 raccontò al Paese che la tregua era finita, una guerra era appena iniziata. Saltarono in aria Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, i tre agenti della scorta. Salteranno in aria Paolo Borsellino il 19 luglio, poi nel 1993 gli Uffizi a Firenze, le chiese a Roma e quelle in via Palestro a Milano: altro sangue in quell’estate delle bombe.

Come si mantiene la memoria? Come si riconduce quella strage a un presente dove il Paese e il mondo mutano così rapidamente? Sono passati 28 anni ed è difficile oggi spiegare quei morti e quella guerra in un Paese che tende a separare gli anelli della catena di un passaggio storico che va dal 1992 alle elezioni del 1994: un cambio di potere e di scenari politici internazionali, con la fine della guerra fredda e gli albori della guerra globale permanente iniziata in Iraq nel 1991.

Una ricerca di Associazione DaSud ci racconta come a Roma gli studenti siano male informati sulle mafie che si stanno comprando mezza città, come ci racconta oggi Danilo Chirico su Sud Reporter. Il tema del racconto e dell’informazione è uno dei tasselli per capire il fenomeno. Lo ha detto ieri nel nostro Osservatorio Matteo Pezzino di Sos Impresa: serve il giorno per monitorare, analizzare, capire e informare perché le mafie arrivano prima delle istituzioni anche nell’emergenza Covid-19.

Non è possibile come ha detto Maria Falcone nell’intervista rilasciata a Taisia Raio che ancora oggi ci sono magistrati isolati come avveniva 30 anni fa.

La mafia è un fenomeno umano come diceva Falcone. Nasce nell’800 come guardia armata del padrone agrario che si evolve e diventa controllo del paese, della città, della regione e diventa internazionale fino ad oggi. Gli uomini a cavallo che tengono a bada i contadini o fanno strage il I maggio a Portella della Ginestra non ci sono più.

Oggi siamo di fronte a un’organizzazione raffinata, aggiornata e tecnologica che prima di sparare pensa e agisce anticipando anche le istituzioni: un fiume di soldi per inglobare le imprese prima di intimidirle, l’economia di capitale come bacino ideale per alimentare gli affari di fa traffici illegali e per corrompere.

Siamo di fronte a organizzazioni che non fissano più il problema a Corleone, Gioia Tauro o Scampia ma dentro Piazza Affari a Milano. È fondamentale seguire il flusso dei soldi nei business legati al traffico di droga, allo smaltimento dei rifiuti tossici e industriali e in tanti settori dell’economia italiana. Se i cento passi di Peppino Impastato conducevano alla casa di “Tano seduto” oggi si dirigono verso le banche di affari.

Bisogna individuare pensieri e azioni di quelle “menti raffinatissime” che nella zona d’ombra attraversano partiti, organi istituzionali, gruppi di potere. E bisogna chiedersi perché il leader del partito del Nord chiede che in questa emergenza venga sia abolito il codice per gli appalti, misura che serve a controllare le infiltrazioni mafiose nelle imprese che partecipano a gare pubbliche.

Serve anche la ricerca storica. Questo Paese ha bisogno di mettere un punto, fissare un paletto che spieghi alle generazioni che in quel biennio quella guerra non era solo mafiosa. Che dentro lo Stato come dentro l’economia la “separazione” dal male non esiste ma ci sono centri di potere che non rispondono alla Costituzione.

Qui non è più questione di lotta alla mafia ma di lotta e alternativa a un intero sistema economico. Serve l’impegno quotidiano di tutti, non servono eroi o martiri. In questo modo si onora la memoria di chi era rimasto solo, proponendo un nuovo approccio fatto meno di chiacchiere e di risposte ai bisogni sociali e culturali delle fasce più povere che trovano nei clan “riferimenti” per il governo del territorio. È una lotta per la democrazia contro la supremazia di una minoranza: nessuno si senta escluso.

Autore: Giuseppe Manzo

Journalist, press office, social media manager, blogger, author

2 thoughts

  1. Peppe non  leggere perché come alla parola “migliore” in automatico si oscura lo schermo e compare un grossa scritta verticale a carattere cubitali, “Munnezza”.

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