EDUARDO, 120 ANNI CHE HANNO SEGNATO IL TEATRO E LE NOSTRE VITE: QUELLA NOTTATA NON ANCORA PASSATA

Un secolo e venti, 120 anni. A Napoli il 24 maggio del 1900 nasceva Eduardo De Filippo che con il suo teatro ha segnato un secolo di drammaturgia del nostro Paese. Dall’Inghilterra alla Russia passando per Giorgio Strehler il teatro di Eduardo è stato analizzato e studiato, ben oltre la sua fama popolare e la comicità di alcune commedie.

Natale in Casa Cupiello con le versioni per la tv è diventato  un vero e proprio canto popolare, entrata nell’immaginario di tutti. Napoli Milionaria ha regalato al mondo Addà passà ‘a nuttata citata e ripetuta in ogni casa quando le cose si mettono male. Questi Fantasmi ha fatto ridere e riflettere con l’immagine simbolo di Eduardo seduto fuori al balcone con la macchinetta del caffè spiegandone il rito.

Il suo teatro non si restringe solo a queste scene cult. L’impressione pirandelliana ha indagato il rapporto tra realtà e sogno, tra vita e morte, le ipocrisie delle convenzione familiari e sociali: ”se ci credete li vedete voi, io dico che i fantasmi siamo noi. Lo siamo quando non vogliamo credere che una realtà ci annienta, anzi, ci schiaccia. Ne consegue che per salvar la faccia crediamo in tutto quello che può illudere”.

E nelle Voci di dentro analizza questi rapporti familiari alterati, quei legami di sangue che non fermano l’odio: “Mo’ volete sapere perché siete assassini? E che v’ ‘o dico a ffa’? Che parlo a ffa’? Chisto, mo’, è ‘o fatto ‘e zi’ Nicola… Parlo inutilmente? In mezzo a voi, forse, ci sono anch’io, e non me ne rendo conto. Avete sospettato l’uno dell’altro: ‘o marito d’ ‘a mugliera, ‘a mugliera d’ ‘o marito… ‘a zia d’ ‘o nipote… ‘a sora d’ ‘o frate… Io vi ho accusati e non vi siete ribellati, eppure eravate innocenti tutti quanti… Lo avete creduto possibile. Un assassinio lo avete messo nelle cose normali di tutti i giorni… il delitto lo avete messo nel bilancio di famiglia! La stima, don Pasqua’, la stima reciproca che ci mette a posto con la nostra coscienza, che ci appacia con noi stessi, l’abbiamo uccisa… E vi sembra un assassinio da niente? Senza la stima si può arrivare al delitto”.

Il suo linguaggio e il suo teatro hanno lasciato un testamento eterno: “gli esami non finiscono mai” per tutti gli uomini che sono vittime e carnefici con i propri simili, il moralismo, le convenzioni, l’odio e la solitudine.

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