“ECCO COME SCIENZA E POLITICA POSSONO DIFENDERE AMBIENTE E SALUTE”: PARLA ANTONIO GIORDANO

Ha ricevuto l’incarico da Sergio Costa come delegato del ministero dell’Ambiente all’Istituto Superiore di Sanità. Coordina il progetto Veritas ed è un riferimento essenziale per i comitati in Campania nel rapporto ambiente e salute.

Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute di Filadelfia e professore all’Università di Siena, ha lanciato anche una sperimentazione su anticorpo anti – Covid 19. In questa confusione tra informazione scientifica, politica e media aiuta a fare chiarezza parlando a tutto campo rivendicando l’impegno “di migliorare la qualità della vita dei pazienti e ridurre l’insorgenza di patologie severe”.

Professore Giordano, per iniziare parliamo di Covid-19. A fine aprile ha iniziato sperimentazione per anticorpi su 270 pazienti e qualche settimana fa ha parlato di “scudo genetico” per il Sud. Possiamo fare un punto sul reale pericolo di questo virus e se oggi possiamo dirci fuori pericolo? 

Attualmente conosciamo gli effetti di questa infezione e molte delle complicazioni che essa comporta. La scienza, in modo repentino, ha cercato e sta cercando cure efficaci sia a breve che a lungo termine. Si studia per identificare il vaccino e/o la terapia migliore, per poter trattare la patologia anche da casa, evitando così il sovraffollamento delle strutture ospedaliere. Per raggiungere questi obiettivi è fondamentale studiare la biologia del virus Sars-CoV-2, le sue modalità di replicazione e, contemporaneamente, identificare il tipo di risposta immunitaria che esso scatena nei pazienti infetti.

Comprendere tutti questi meccanismi aiuterebbe a capire anche perché la gravità dell’infezione è così eterogenea: può essere grave da causare la morte, lieve da sembrare una comune influenza stagionale e, addirittura, non mostrare nessun segno clinico, essere asintomatica. In attesa di queste risposte, ritengo necessario continuare ad adottare misure preventive e buonsenso civico. A livello scientifico, oggi, non ci sono evidenze per poter affermare che il virus abbia subito mutazioni tali da essere diventano meno aggressivo. Pertanto, identificare e contenere immediatamente i nuovi contagi, distanziamento sociale e utilizzo di mascherine sono ancora fattori determinanti in questa fase di transizione.

Si è parlato molto anche del particolato atmosferico come conduttore del virus. Sull’inquinamento ci sono poi tanti altri vettori di rischio per la salute. Lei è delegato del ministero dell’Ambiente nell’Istituto Superiore di Sanità: qual è la prima cosa che vuole portare avanti in questo nuovo incarico?

L’inquinamento atmosferico è una delle principali cause delle malattie respiratorie al mondo, e per questo diversi ricercatori negli ultimi mesi hanno avviato studi per capire se ci possa essere un legame tra scarsa qualità dell’aria e COVID-19. Soffermandoci sul particolato, è noto che l’inquinamento atmosferico da PM 2.5 e PM 10, subito dopo dieta, fumo ed ipertensione è uno dei fattori di rischio più importanti per la salute e causa ogni anno 2.9 milioni di morti premature in tutto il mondo.  Da qui nasce l’ipotesi che una alta concentrazione di particolato renda il sistema respiratorio più suscettibile alla infezione e alle complicanze della malattia da coronavirus.

La possibile interazione tra inquinamento e COVID-19 è anche suggerita dal fatto che l’esposizione all’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di patologie respiratorie e infezioni acute delle basse vie respiratorie in modo particolare in soggetti vulnerabili, come ad esempio anziani. Per quanto riguarda, invece, il particolato come vettore del virus è necessario ribadire che il coronavirus viene trasmesso principalmente attraverso le goccioline respiratorie (droplets) di persona infetta a distanza ravvicinata e, più raramente, attraverso il contatto con superfici infette. Quindi, studi più approfonditi sono ancora necessari per comprendere questa eventuale via di diffusione. In ogni modo l’ipotesi di un possibile collegamento tra la diffusione del COVID-19 e l’inquinamento atmosferico è senz’altro interessante.

Per quanto concerne il mio nuovo incarico, posso dire che la lotta all’inquinamento ambientale è un percorso particolarmente articolato e complesso che bisogna compiere senza tralasciare alcun aspetto. Non può prescindere da un impegno multidisciplinare, corale e concreto, da una collaborazione interistituzionale autentica e coordinata che ponga la conoscenza e la scienza alla base delle decisioni da assumere e delle strategie da intraprendere per ottenere strategie efficaci.

Le strategie partono dall’osservazione, inducono alla prevenzione per attuare la riduzione dell’effetto negativo. Saranno coinvolti: enti pubblici, istituti di ricerca, istituzioni scolastiche e i cittadini. Molti dei fattori di rischio infatti, specie quelli legati a inquinamento e stili di vita, sono ben noti, ma talvolta i cittadini si immaginano impotenti di fronte a questo tema, invece una buona informazione, basata su evidenze scientifiche può contribuire fortemente alla risoluzione di questo problema. Il diritto alla salute si collega all’obbligatorietà degli interventi volti alla tutela dell’ambiente e al monitoraggio dei residenti

Per anni le sue ricerche hanno dato un contributo scientifico alle battaglie dei comitati nella Terra dei fuochi e oggi dirige il progetto Veritas insieme a medici e attivisti di quel territorio. Ci sono novità rispetto ai dati di incidenza tumorale nelle province di Napoli e Caserta?

L’incidenza di patologie severe è particolarmente elevato in questa regione e ciò non può essere correlato esclusivamente all’invecchiamento progressivo della popolazione poiché sono in forte aumento anche alcune neoplasie infantili o di giovani adulti. Questo dato di fatto ormai è stato accettato anche dalla popolazione, che appunto proprio attraverso i comitati, spesso manifesta per il proprio diritto alla salute. In questi mesi abbiamo conosciuto la Campania come una eccellenza in ambito sanitario, ospedaliero, pertanto è il momento di agire.

Su questo giornale abbiamo aperto un dibattito sulla sanità pubblica in Campania: qual è il suo giudizio tra emergenza Covid-19 ed emergenza cronica del sistema sanitario di questa regione?

Come ho anticipato nella risposta precedente, la Campania è finalmente passata alla ribalta per i suoi meriti in ambito medico-scientifico. Io sono un “napoletano” (prestato agli Stati Uniti) e per me non è stata una sorpresa. Ritengo la Campania un’eccellenza non solo per quanto riguarda la qualità dei medici, ma anche per le ottime università e lo svolgimento delle attività di ricerca.

Una delle poche note positive riconducibili a questa pandemia è proprio questa! L’Italia ha ricevuto elogi per la gestione della situazione, si è parlato dell’Ospedale “Cotugno” di Napoli che è stato in grado di non diventare un focolaio di infezione. La situazione socio-economica di questa regione, forse, negli anni ha offuscato questa peculiarità, ma con la pandemia la Campania ha finalmente avuto la sua rivincita.

Qual è il prossimo studio o la prossima ricerca in cui è coinvolto il suo team dello Sbarro di Filadelfia?

La mia attività di ricerca, da quando nel 1993, ho individuato e clonato il gene oncosoppressore RBL2/p130, si è principalmente focalizzata sullo studio dei meccanismi di deregolazione del ciclo cellulare nel cancro. Ma oggi è ben noto che il tumore è una patologia multifattoriale e che tra le varie cause dello sviluppo c’è anche l’esposizione ad inquinanti ambientali. Mi occupo di studiare precise alterazioni molecolari al fine di identificare nuove strategie terapeutiche per il mesotelioma ed il tumore al polmone la cui eziologia è correlata all’esposizione ad inquinanti ambientali.

Contestualmente, da anni, mi interesso alla situazione campana, meglio nota come “Terra dei Fuochi”, incoraggiando studi di biomonitoraggio, per incentivare attività di bonifica e provare a far ridurre l’incidenza di svariate patologie. Ancora, valuto le potenzialità benefiche di alcuni alimenti che possono apportare benefici in termini di prevenzione e di miglior efficacia di trattamenti chemioterapici. Infine, mi sto dedicando attivamente allo studio del nuovo virus Sars-Cov 2. Tutti questi studi sono solo apparentemente scollegati tra loro, ma il fine ultimo e comune è di migliorare la qualità della vita dei pazienti e ridurre l’insorgenza di patologie severe.

Autore: Giuseppe Manzo

Journalist, press office, social media manager, blogger, author

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