CRISI, PANDEMIA E RAZZISMO: SIAMO IL PAESE DELLE BELLE STATUINE

E’ stata imbrattata con della vernice rossa la statua dedicata a Indro Montanelli, collocata nell’omonimo giardino di via Palestro, nel centro di Milano, 13 giugno 2020. “Razzista, stupratore” la scritta che è stata fatta in nero sulla base della statua che raffigura il giornalista.
ANSA/STRINGER

Le statue sono i simboli di un potere. Quello che vince in una fase storica e si impossessa del pensiero dominante e dalla cultura che deve essere diffusa. Nei Paesi anglosassoni l’abbattimento delle statue degli schiavisti è arrivato da un vasto movimento che non chiede solo questo. Lo ha spiegato in modo magistrale Zero Calcare cosa sta accadendo negli Usa e perché in Italia si resta inchiodati come le belle statuine.

Montanelli, Garibaldi o altri personaggi sono stati piazzati lì da chi detiene il potere che scrive la storia da vincitore. Il giornalista fascista che sposa una minorenne è il depositario di una cultura neocolonialista, violenta, conservatrice, sessista e repressiva da tramandare al Paese sempre affascinato dal caudillo di turno. Garibaldi è il simbolo dell’ “unità d’Italia” che oggi è un foglio di carta e che non ha raccontato i crimini di quello sbarco, da Bronte in poi. Tutto questo giustifica un Paese inchiodato su un dibattito da tastiera o su qualche spruzzo di vernice rossa? No e ci sono alcuni buoni motivi.

Per ribellarsi al razzismo, all’oppressione e alle disuguaglianze basta guardare in casa nostra e sostenere quelle lotte nelle campagne calabresi e pugliesi dove solo due giorni fa è morto carbonizzato un bracciante 30enne dopo l’incendio della baraccopoli. A Peschiera Borromeo la polizia ha caricato violentemente i lavoratori del colosso Tnt ferendone e mandandone 4 in ospedale. A Roma sabato 6 giugno i fascisti hanno picchiato i giornalisti e a Londra altri estremisti di destra hanno pestato a sangue il fotoreporter italiano Corrado Amitrano. L’elenco continua con il Mezzogiorno, l’ambiente e la salute compromessa dall’inquinamento, la sanità pubblica e la distribuzione di risorse pubbliche.

Ecco, non bisogna fare le belle statuine che si indignano sui social manifestando a colpi di hashtag e lasciando costantemente sole quelle persone che nella realtà si mobilitano e si oppongono a un sistema economico e mafioso pronto a colpire. Le belle statuine, se non si muovono, cadono prima di quelle che vengono erette dal potere.

Autore: Giuseppe Manzo

Journalist, press office, social media manager, blogger, author

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