NAPOLI, CAOS E ARRESTI IN PIAZZA BELLINI: ALCUNE DOMANDE AL QUESTORE

Napoli tra movida, sicurezza e repressione. Un video ormai virale mostra sui social il fermo di tre uomini 30enni nella centralissima piazza Bellini. La polizia è arrivata in forze dopo il controllo da cui si evince che uno di loro non ha i documenti. Il video parte con il primo ad essere ammanettato e gli altri due bloccati bruscamente e condotti nelle volanti. Intorno una folla di giovani protesta, grida che è un abuso arrestare 3 ragazzi che stanno prendendo una birra e per assenza di documenti di riconoscimento.

I tre giovani non sono sconosciuti alla piazza e alla Questura. Pietro, Diego e Fabiano sono 3 attivisti del centro sociale Insurgencia che è stato al centro della lotta anti-discarica a Chiaiano ed esprime 3 esponenti istituzionali nell’Amministrazione De Magistris. Insomma, non sono cani sciolti in odore di criminalità comune o organizzata e dai terminali della questura qualcuno dovrebbe averlo notato.

 

 

Successivamente alla diffusione del video il questore emana un comunicato su cui bisogna fare molte domande. “Gli operatori delle Volanti hanno gestito la situazione con equilibrio a fronte di un inaccettabile comportamento aggressivo e minaccioso di decine di persone”, il primo commento del questore Alessandro Giuliano. Che assicura: “Verranno svolte indagini per individuare i responsabili di queste condotte”. I poliziotti si sono fatti refertare per la presunta aggressione subita.

Pietro, Diego e Fabiano sono stati condotti alla Caserma Raniero, fuori un centinaio di persone protesta. A poter salire per incontrarli è Egidio Giordano, assessore alla Terza municipalità ed esponente di Insurgencia, che su facebook annuncia il loro arresto “per resistenza a pubblico ufficiale” e il loro trasferimento nel carcere di Poggioreale.

In attesa di avere maggiori particolari sull’arresto e sui reati contestati ci sono alcune domande a cui bisogna rispondere.

Dubbi e domande al questore Giuliano

Di fronte al video che mostra chiaramente le immagini di tutta l’operazione alcune cose dichiarate dal questore non tornano. Ad Alessandro Giuliano, figlio del martire antimafia Boris, ci sono da chiedere alcune cose. “Inaccettabile comportamento aggressivo e minaccioso”: fare dei cori e dissentire in modo passivo di fronte a quello che si reputa un’ingiustizia è un atto aggressivo? “Verranno svolte indagini per individuare i responsabili di queste condotte”: dissentire con un coro è un reato? I poliziotti sono stati refertati per cosa? Si sono fatti male mentre braccano e strattonano i giovani?

Intanto, per capire le dinamiche del diritto in questa materia, secondo la sentenza della Cassazione n°42808/17 del 19 settembre del 2017 “il rifiuto di esibire la carta di identità alla polizia o ai carabinieri non integra reato. È vietato solo non fornire indicazioni sulla propria identità”.

I dubbi su questo caso di disordinata cronaca urbana si muovono su due fronti. Il primo è questo clima da “Law&Order” in tempo di Covid-19 tanto invocato dal governatore De Luca: la movida è il mostro, chi beve birra all’aperto il nemico della sicurezza pubblica. Poi c’è un altro aspetto, ancora più politico.

Una volta identificati i 3, e risaliti alla loro identità e appartenenza a un collettivo politico interno all’Amministrazione De Magistris, sorge il dubbio che l’arresto possa essere un atto “esemplare”. Ovviamente è solo un dubbio ma da sciogliere. E per farlo servono risposte precise a quelle domande perché non si può trasformare una birra in un arresto per la mancanza di una carta di identità.

 

Autore: Giuseppe Manzo

Journalist, press office, social media manager, blogger, author

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