COVID-19, SALUTE MENTALE: A NAPOLI LA BATTAGLIA DEL COMITATO DI LOTTA NEL NOME DI BASAGLIA E PIRO

Il Comitato di lotta per la salute mentale di Napoli, nato nel 2011, rilancia la battaglia in questa fase di emergenza Covid-19: “abbiamo sempre lottato nella convinzione che sia necessaria una riappropriazione delle tematiche della lotta da parte di chi vede calpestati i propri diritti. Nel nostro ambito quindi perseguiamo l’obiettivo della conoscenza del ruolo sociale interpretato dal sofferente, con tutte le determinanti cui è sottoposto e dalle quali deriva, in quanto ridotto a consumatore compulsivo di farmaci e psicoterapie varie, organismo funzionale e necessario alla logica del mercato”.

La lotta per la “salute mentale” non può essere disgiunta da una lotta per il cambiamento radicale del tessuto sociale e politico in cui noi viviamo: è la stessa lotta che ha come fine ultimo il superamento dello “status quo”, della società attuale, all’interno della quale tutte le sofferenze sono non solo indotte, ma allo stesso tempo amplificate.

“Se non c’è lotta contro tale logica – scrive Adriano Coluccia – operaio  e fondatore del CDLSM – non può esserci alcuna terapia (come si deduce dalla testimonianza storica di Basaglia, Piro qui a Napoli e dal complesso del vasto movimento del secolo scorso). La storia del Comitato da molto tempo è raccontata dalle decine e decine di testimonianze rese da coloro che dall’esterno vedono in questa piccola realtà napoletana un meraviglioso evento, una realtà del tutto rivoluzionaria, capace di tenere ancora in vita quello che fu denominato un tempo non troppo lontano Il “Movimento Anti-istituzionale” (da Basaglia e Piro in poi)”.

“Cosa vogliamo fare? Innanzitutto coinvolgere tutti quelli che si sentono toccati da questo problema per capire insieme e collettivamente come lo avvertono, come lo affrontano, quali soluzioni gli vengono offerte e quali desidererebbero. Capire come affrontare un disagio in modo corretto, con la consapevolezza che la soluzione non è per forza medica ma sociale e soprattutto collettiva. Dopo l’ennesimo suicidio in Campania rilanciamo con forza questo percorso, convinti ancora di più delle nostre ragioni. Non è la malattia mentale che uccide, sono le condizioni in cui si è costretti a vivere. La soluzione non è la pillola, ma cambiare queste condizioni”, aggiunge Coluccia

 

 

 

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