VIOLENZA DOMESTICA: DAL “PROTOCOLLO NAPOLI” ECCO LINEE GUIDA AFFIDO MINORI

Sviluppare una specifica metodologia della consulenza tecnica psicologica in tema di violenza domestica nei procedimenti giudiziari per l’affido dei figli nei casi di separazione.

È lo scopo del Protocollo Napoli, il documento deliberato dal consiglio dell’Ordine degli Psicologi della Campania e nato per fornire linee guida, concettuali e metodologiche, volte a garantire la tutela psicofisica dei minori e delle loro madri che hanno vissuto situazioni di violenza domestica, a professionisti ed esperti chiamati dai giudici civili e minorili a relazionare nei tribunali come consulenti.

Il focus del protocollo e’ stato presentato oggi pomeriggio – con la conduzione di DireDonne, che da mesi porta avanti l’inchiesta dedicata alle mamme coraggio – da Elvira Reale, Caterina Arcidiacono, Antonella Bozzaotra, Gabriella Ferrari Bravo ed Ester Ricciardelli nel corso del webinar “Protocollo Napoli”.

La nuova frontiera della consulenza psicologica in caso di violenza alla presenza della ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, e della senatrice e presidente della Commissione parlamentare d’inchista sul femminicidio, Valeria Valente, che hanno plaudito all’iniziativa. Due i pregiudizi che stanno “alle spalle del protocollo – spiega Reale, responsabile scientifica dell’associazione Salute donna e centro Dafne di Napoli e consulente della Commissione femminicidio – La valutazione che non si possa parlare di violenza se non dopo l’accertamento nel penale al terzo grado di giudizio” e il “mal interpretato diritto alla bigenitorialità. Il civile – spiega l’esperta – ha un suo procedimento accertatorio, che può utilizzare strumenti probatori specifici e ha come obiettivo la tutela dei minori dai pregiudizi sulla loro salute e sicurezza. Quindi, come consulenti- sottolinea- possiamo parlare a buon diritto di violenza domestica all’interno di questi procedimenti”.

In più, per la psicologa è fondamentale considerare la genitorialità sulla base dell’articolo 30 della Costituzione come “dovere-diritto”, per cui “hai diritto solo se hai compiuto il tuo dovere di cura del minore”. Non si tratta, quindi, “di un diritto primario, perche’ la relazione con i genitori non e’ uno strumento ma un fine”. Per questo, individuare la bigenitorialita’ come “principio cardine attorno a cui far ruotare i procedimenti” porta a “considerare un buon genitore quello che favorisce l’accesso del figlio all’altro genitore” e a tagliare di fatto fuori “le vittime di violenza domestica”.

(Fonte: agenzia Dire)

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