NIENTE SHOW, SALVINI FUGGE DA MONDRAGONE: POTEVA SPIEGARE QUEI LEGHISTI INDAGATI PER CAMORRA

Era tutto pronto per lo show. Il copione è già scritto a Mondragone. Titolo del film: “Il giorno dello sciacallo”. Matteo Salvini si riversa nella cittadina del litorale casertano per fare campagna elettorale sulla pelle di chi vive nei ghetti. Invece il leghista viene letteralmente assediato, preso a lanci di acqua de centinaia di manifestanti ed è costretto ad andar via senza nemmeno fare il comizio. Manganellate, scambio di insulti e provocazioni, un Matteo visibilmente irritato dal mancato show.

Immediatamente i contestatori sono stati identificati come “bestie”, “appartenenti ai centri sociali” e fiancheggiatori della camorra dalla “bestia comunicativa”. Eppure il lumbard dovrebbe spiegare agli elettori, a proposito di camorra, su uno dei suoi portavoce in Campania, Sabino Morano indagato nell’ambito dell’operazione Partenio 2.0 per associazione a delinquere: 23 persone arrestato per il controllo degli affari illeciti ad Avellino.

A ottobre 2018 un altro esponente della Lega Nord attivo nel nolano, Bartolomeo Falco, fu arrestato per traffico di droga: secondo la Dda “era ben inserito nell’organizzazione criminale dedita allo spaccio”.

Insomma, Salvini prima di scendere al Sud e agitare la bandiera della legalità a Mondragone doveva informarsi su chi sono alcuni suoi referenti in Campania. L’elenco si allunga se si citano tutti gli esponenti leghisti che sono sotto inchiesta per rapporti con ‘ndrangheta e mafia in Calabria e Sicilia.

Il leader leghista ha provato a battere la cassa dei voti in vista delle regionali in una difficile battaglia con lo sceriffo De Luca che già la settimana scorsa aveva messo alla gogna i rom “che non si sa come vivono”.

Mondragone, come tutte le periferie del Mezzogiorno e del Paese, vive decenni di abbandono. Anni di politiche neoliberiste che hanno trasformato questi posti in hub per lo sfruttamento, per il controllo del territorio e per la devastazione ambientale. Oggi era diventato il set per la propaganda del sovranismo alla pummarola in salsa verde ma le cose sono andate diversamente.

Insomma, sui teleschermi era pronto il remake de “Il giorno dello sciacallo” ma niente ciak. Stavolta è andata male e chi soffia sul fuoco delle tensioni rischia poi di bruciarsi. Come recitava lo striscione “steveme scarz ‘a sciem” (eravamo scarsi a scemi, ndr).

Autore: Giuseppe Manzo

Journalist, press office, social media manager, blogger, author

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.